Nel 1940 dall'officina Trebino di Uscio uscì il primo orologio da torre a carica elettrica: il quadrante misurava 21 metri di circonferenza e finì in cima al grattacielo di piazza Dante a Genova, la torre Piacentini. Quell'officina oggi è un museo d'impresa, aperto nel 2004 dentro il vecchio stabilimento di famiglia e intitolato a Roberto Trebino, nipote omonimo del fondatore, rapito e ucciso nel 1985 a vent'anni.
Cosa vedere
Le due sale espongono meccanismi che coprono quattro secoli. I pezzi più antichi risalgono al Seicento; una trentina sono esemplari rari costruiti a mano, non solo italiani ma anche nordeuropei. A colpire di più sono i telai in ferro battuto detti «a castello», o «a pollaio» per la forma squadrata della gabbia che regge ruote e pesi: si vede tutto il movimento, senza casse né vetri a fare da schermo.
Il percorso prosegue fino alla produzione in serie, agli orologi a carica elettrica e ai modelli radio sincronizzati di oggi. È la storia di un'azienda che dal 1824 lavora in questo mestiere: prima di lei, a Uscio, c'erano stati il fabbro Davide Bisso nel 1757 e la famiglia Terrile. Dal 1958 la ditta fornisce la Città del Vaticano, il Palazzo del Quirinale e l'osservatorio astronomico di Tolentino, nelle Marche, oltre a committenti in mezzo mondo. Accanto agli orologi c'è la seconda specialità di casa: l'elettrificazione delle campane.
La visita
Uscio sta nell'entroterra genovese ed è il centro di quella che da queste parti chiamano Valle del Tempo: il nome viene dalla concentrazione di costruttori di orologi da torre e dalle fonderie di campane Picasso. Il museo si visita su appuntamento, quindi la telefonata va fatta prima di mettersi in strada: non è un luogo con biglietteria e orari continuati, ma un'azienda che apre le sue sale a chi chiede di vederle.
Il consiglio della redazione
Chiedete di sentire un meccanismo in movimento: capire come una gabbia di ferro del Seicento scandisca l'ora vale più di qualsiasi didascalia. E prendetevi il tempo di guardare i quadranti da vicino, perché qui si leggono numeri e lancette che da una piazza, decine di metri più in basso, si intuiscono soltanto.
