L'11 marzo del 1855, al termine di un ottavario di preghiere, i tabiesi riuniti nella collegiata videro muoversi gli occhi di una statua della Madonna del Sacro Cuore scolpita da un loro concittadino, Salvatore Revelli. Il fatto, ripetutosi altre volte, portò il vescovo di Ventimiglia a istruire un processo canonico: gli atti finirono a Roma e Pio IX dichiarò miracoloso l'evento, autorizzando l'incoronazione dell'immagine. Da allora la basilica dei Santi Giacomo e Filippo è per tutti il santuario della Madonna Miracolosa.
Cosa vedere
La chiesa che si vede oggi è quella barocca: il progetto è del romano Giuseppe Arcucci, scelto nel 1675 dal cardinale tabiese Girolamo Gastaldi, che ne fu anche il finanziatore, mentre il cantiere fu diretto dal capomastro Girolamo Arlotti di Riva Ligure e si chiuse nel 1689, anno della consacrazione. L'aula è unica, rettangolare, coperta da una volta a botte, con presbiterio molto marcato e quattordici cappelle laterali, sette per lato. La statua miracolosa è nella quarta cappella della navata sinistra.
Della chiesa romanica del XII secolo che stava qui prima restano il pulpito in marmo bianco del 1575, il battistero in marmi policromi e il tabernacolo; il campanile fu semplicemente sopraelevato su quello medievale. Alle pareti si riconoscono tele di Luca e Giovanni Cambiaso, Francesco Brea, Giuseppe Massa e Domenico Guidobono, e si conservano le reliquie di san Benedetto Revelli, anch'egli di Taggia. Il collegio dei canonici della vecchia chiesa fondò nel 1212 l'ospedale cittadino di Carità.
La visita
Il santuario sta in piazza Cardinal Gastaldi, nel centro storico di Taggia, a pochi minuti a piedi dai carruggi e dai portici; l'ingresso è libero e la chiesa è parrocchiale, quindi negli orari delle funzioni la visita va fatta con discrezione. Un restauro completo fra il 1990 e il 1996 ha rimesso in ordine gli interni. Le date da segnare sono due: l'11 marzo, anniversario del primo prodigio, e la prima domenica di giugno, anniversario dell'incoronazione, quando il paese si riempie.
Il consiglio della redazione
Consigliamo di guardare la statua da vicino e senza fretta, poi di chiedere in sacrestia della gemella: Revelli ne scolpì una simile per i cappuccini di Loano, dove nel 1864 avrebbe mosso gli occhi e pianto mentre le leggi anticlericali piemontesi cacciavano i frati dalla città. Vale anche la pena sapere che il titolo di basilica minore arrivò da Pio XII nel dicembre del 1942 e quello di santuario diocesano solo nel 2010: qui la devozione ha sempre corso più veloce dei decreti.
