Quattro bronzi, non una figura sola: Il Sacrificio, La Gloria, La Storia, La Vittoria. Il monumento ai caduti di Vado Ligure porta la firma di Arturo Martini, uno dei maggiori scultori italiani del Novecento, ed è del 1926. Martini non era un forestiero chiamato per l'occasione: nell'aprile del 1921 aveva sposato Brigida Pessano, di Vado Ligure, e nel paese della moglie si fermò per anni, fino a metterci lo studio e la casa.
Cosa vedere
Le quattro statue bronzee dichiarano il programma già nei titoli: Il Sacrificio, La Gloria, La Storia, La Vittoria. Sono nomi da retorica ufficiale, ma la mano è quella di Martini, che in quegli stessi anni stava rimettendo in discussione la scultura italiana ripartendo dalla terracotta e dall'arcaico. Conviene guardare i corpi e i panneggi prima delle iscrizioni: è lì che si misura la distanza fra un monumento di serie e uno d'autore.
Poco distante c'è il seguito della vicenda: il monumento ad Arturo Martini, opera in bronzo di Roberto Bertagnin, che dello scultore fu genero e allievo. Bertagnin lavorò su un bozzetto stilizzato dello stesso Martini, pensato in origine per un monumento all'aviatore Arturo Ferrarin. Il paese, insomma, ha restituito allo scultore la moneta che aveva ricevuto, e i due bronzi vanno letti insieme: uno commissionato a un artista che qui era di casa, l'altro nato per ricordare proprio lui.
La visita
Vado Ligure sta sulla costa fra Savona e Bergeggi, sulla linea ferroviaria Genova-Ventimiglia, ed è un comune portuale e industriale: le due ciminiere cilindriche della centrale termoelettrica, alte circa 200 metri, si vedono da chilometri. Il monumento è all'aperto e si guarda liberamente, a qualsiasi ora. Per completare il quadro c'è il Museo Civico di Villa Groppallo, inaugurato nel 1982, che raccoglie i reperti romani della zona archeologica di Vada Sabatia e dedica una sezione all'arte contemporanea e agli artisti del Premio Vado.
Il consiglio della redazione
Consigliamo la luce radente del tardo pomeriggio: a mezzogiorno il bronzo scuro si appiattisce, mentre di taglio recupera i volumi netti che Martini cercava. E prendetevi mezz'ora in più per Villa Groppallo: sapere che lo scultore qui ci ha vissuto, lavorato e cotto le sue terrecotte cambia il modo di guardare le quattro figure. Se vi avanza tempo, il Civico Museo archeologico Cesare Queirolo sta nella piazza della parrocchiale di San Giovanni Battista, ma apre solo in via eccezionale: informatevi prima, invece di contarci.
