Un angolo del campanile poggia su una colonna romana, l'unica rimasta fra quelle che dovevano reggere le volte della chiesa romanica: nessun altro dettaglio riassume meglio San Pietro in Carpignano. La torre cuspidata in laterizio risale al XIV secolo ed è tirata su anch'essa con materiali di reimpiego di età classica. Nei documenti la chiesa compare il 24 aprile 1180, quando Pietro, preposito di San Giorgio, cede per ventinove anni a Ottone di Traisio i diritti su di essa, atto che ne rivela la dipendenza dai benedettini di Fruttuaria; nel 1191 il marchese Ottone Del Carretto vende ai consoli savonesi tutto ciò che possiede da San Pietro fino a Savona, e la chiesa fa da cippo di confine fra Savona e Quiliano.
Cosa vedere
L'edificio visibile oggi è il risultato dei rimaneggiamenti fra Seicento e Settecento. Verso la metà del Seicento la chiesa romanica, orientata a est come le più antiche, fu accorciata a circa metà della lunghezza e ruotata: l'ingresso si spostò di 90 gradi, l'abside semicircolare finì a sud, davanti venne costruito il sagrato. Il corpo attuale, a navata unica con portale ad arco, si data al 1710, quando la cappella fu restaurata per volontà di Annamaria Gavotti inglobando la parte iniziale della chiesa precedente. Sul fianco destro restano la base dell'abside romanica e brani di muratura che collegano la facciata al campanile, staccato dall'aula e raccordato da un vano con apertura ad arco.
Il resto sta nel terreno. Gli scavi hanno restituito materiali a partire dal I secolo, tratti dell'ampia canalizzazione delle acque del Fundus Carpinianus, frammenti di pittura parietale e di mosaico, epigrafi romane e altomedievali, ceramiche e metalli; l'area sepolcrale sotto la chiesa è stata in uso dall'età imperiale fino al XVIII secolo, e proprio la sequenza dei riti funerari è ciò che gli archeologi hanno potuto ricostruire meglio. Una vasca romana fa pensare a un insediamento agricolo affacciato su un ramo della via Aemilia Scauri, che collegava Vada Sabatia — l'odierna Vado Ligure — alla pianura Padana per la val Quazzola, dove restano ponti romani. Fra i reperti ci sono anche insegne di pellegrino.
La visita
La chiesa sta al centro del parco archeologico-naturalistico omonimo, istituito dalla Regione Liguria nel 2010, su un ripiano appena rialzato rispetto al torrente Quiliano: una posizione scelta per restare fuori dalle esondazioni. Ci si arriva da Quiliano, nell'entroterra fra Savona e Vado Ligure. L'interno si visita in occasione delle visite guidate periodiche, con accesso libero e gratuito in tutti i periodi dell'anno; fuori, il campanile e i lacerti di muratura si leggono bene girando intorno all'abside.
Il consiglio della redazione
Consigliamo di cercare per prima cosa la colonna alla base del campanile e di seguirla con lo sguardo verso l'alto: è la via più rapida per capire quanto materiale romano sia finito dentro questa chiesa. Poi tenete a mente il nome locale, San Pè d'i Coi, «San Pietro dei Cavoli», dalle coltivazioni che dominavano la zona fino al secolo scorso: racconta più di molte targhe. E se riuscite, aspettate una visita guidata: le tombe e i livelli di scavo, senza qualcuno che li spieghi, restano illeggibili.
