Francesco Cilea passò a Varazze gli ultimi anni della sua vita e vi morì nel 1950: nella casa di via Guglielmo Marconi lo studio in cui lavorava è rimasto intatto. Il compositore, nato nel 1866, era cittadino onorario del paese, e insieme alla moglie Rosa Lavarello lasciò l'edificio in eredità alla SIAE. Il doppio cognome è rimasto nel nome della casa: Villa Lavarello Cilea.
Cosa vedere
Del complesso originario resta l'edificio principale, e tutto quello che conta è dentro: lo studio del compositore è l'ambiente rimasto intatto, la stanza in cui lavorava e che nessuno ha smontato dopo la sua morte. È il motivo per cui questa casa non è soltanto una targa su un muro: il mestiere di Cilea ha ancora un luogo fisico, e non solo una cartella d'archivio in un'altra città.
Il giardino è la parte che ha perso di più: ne sopravvive soltanto una porzione. A mangiarlo sono stati prima il vecchio tracciato della ferrovia, che passava di lì, poi gli edifici tirati su in seguito. È una storia comune a mezza Liguria, ma qui ha un nome e un proprietario noti, e questo la rende leggibile: camminando intorno si capisce quanto fosse più grande il parco di cui il compositore disponeva.
La visita
Villa Lavarello Cilea si trova in via Guglielmo Marconi, dentro l'abitato e in piano. Varazze è sulla Riviera di Ponente, circa trenta chilometri a ovest di Genova e undici a nord-est di Savona, e ha una stazione ferroviaria propria: dal treno si arriva a piedi in pochi minuti. Le aperture non sono continuative, quindi conviene verificare prima se ci sono visite o eventi in programma; altrimenti si guarda l'esterno e ci si accontenta del giardino superstite.
Il consiglio della redazione
Noi ci arriviamo in treno e ci prendiamo il pomeriggio intero. Dopo la villa saliamo sulla passeggiata Europa, i quattro chilometri e mezzo ricavati dal sedime della vecchia linea a binario unico Genova-Ventimiglia, dismessa nel 1970 e riqualificata a partire dal 2007. È la stessa infrastruttura che alla casa di Cilea ha tolto metà del giardino: qui, tolti i binari, restituisce gallerie illuminate, pini d'Aleppo e calette sotto la roccia verde fino a Cogoleto.
