Cosa vedere · Cantù

Altri punti di interesse

  • Parco delle Groane e della Brughiera Briantea

    Il parco regionale delle Groane e della Brughiera Briantea è un'area protetta dell'alta pianura lombarda, a nord-ovest di Milano. Nacque nel 1976 come Parco delle Groane, per volontà dei Comuni e della Regione, e nel dicembre 2017 ha assorbito il parco della Brughiera Briantea e la riserva naturale Fontana del Guercio, arrivando a oltre ottomila ettari. Oggi tocca 28 comuni di tre province: tra quelli comaschi c'è Cantù, con Cabiate, Carimate, Cermenate, Cucciago, Figino Serenza e Mariano Comense. Il nome viene da «groane», il termine locale per le brughiere.

    Cosa vedere

    La vegetazione ha tre volti: brughiere, pinete e querceti. La brughiera prende il nome dal brugo, un'erica dei terreni acidi, e nasce dove il bosco è stato distrutto da tagli, pascolo o fuoco; è un ambiente temporaneo, che in qualche decennio si copre di betulle, pioppi tremoli e pini silvestri e diventa pineta. Anche la pineta è una fase di passaggio: il pino silvestre fu piantato in massa nel Settecento, in epoca austriaca, per dare valore ai terreni argillosi, e senza le cure dell'uomo lascia il posto al querceto di farnie e roveri. I boschi coprono circa un quarto del parco; il resto è brughiera e campagna.

    Negli stagni vivono il tritone crestato italiano, la raganella, la rana di Lataste e la salamandra pezzata. Tra gli uccelli si segnalano il picchio verde, il picchio rosso maggiore, il gheppio, la poiana e il gufo comune; tra i mammiferi la volpe, molto numerosa, il ghiro, il moscardino e lo scoiattolo rosso, reintrodotto dall'ente parco negli anni Ottanta.

    La visita

    Il parco è attraversato da sedici sentieri, per circa cento chilometri complessivi. Accessi, percorsi e regole vanno verificati sul sito ufficiale dell'ente parco.

    Il consiglio della redazione

    Il suolo spiega il paesaggio: il parco sta su un pianalto argilloso «a ferretto», tra i 160 e i 300 metri di quota. Nella parte nord sono stati segnalati di recente il picchio nero e il cervo, e ogni tanto giovani lupi in dispersione.

  • Santuario della Madonna dei Miracoli

    Il santuario della Madonna dei Miracoli, a Cantù, sorge dove la tradizione colloca un'apparizione mariana. Fuori dall'antica porta di Campo Rotondo un pilastro portava un dipinto della Madonna del latte, nota al popolo come «Santa Maria Bella». Nel maggio del 1543, si racconta, una ragazzina di nome Angiolina, della Cascina Novello, andò a pregare davanti all'immagine perché finisse la carestia che colpiva il Canturino: la Madonna le sarebbe apparsa annunciando la fine della calamità e invitandola ad andare nei campi a mietere un raccolto abbondante. Il santuario fu costruito tra il 1554 e il 1555.

    Cosa vedere

    La facciata, in stile eclettico tra neoclassico e neobarocco, fu fatta in cemento tra il 1900 e il 1901 su disegno di Italo Zanini; in alto, una nicchia contiene una statua dell'Assunta. La parte anteriore della chiesa era crollata nell'ottobre del 1837 e fu ricostruita su progetto di Giacomo Moraglia, con inaugurazione nel 1863. L'interno è a tre navate; le laterali finiscono in due cappelle, dedicate a sant'Antonio e a santa Teresa d'Avila.

    Nel presbiterio c'è l'immagine venerata: la Vergine seduta su un trono gotico a tre cuspidi che allatta il Bambino, con due angeli musicanti, databile tra il Trecento e la metà del Quattrocento. Le pareti e la cupola del presbiterio furono affrescate nel 1637-1638 da Giovanni Mauro della Rovere, detto il Fiammenghino: nella cupola un porticato ad anello si apre sul cielo, dove sta l'Assunta tra angeli musicanti; sulle pareti, la Visita dei Magi e le Nozze di Cana. Le pitture del coro, intorno al 1680, sono attribuite a Giovanni Stefano Danedi.

    La visita

    Orari di apertura e delle messe vanno verificati con il santuario o sul sito del Comune di Cantù.

    Il consiglio della redazione

    Oltre agli affreschi, cercate due tele: l'Incoronazione della Vergine di Camillo Procaccini, del 1610, e l'Apparizione di Cristo a santa Teresa di Charles Grandon, del 1714. L'altare che ospita l'immagine di Santa Maria Bella, neoclassico, è del 1852, su disegno di Pompeo Calvi.

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