Spino d'Adda

Provincia: Cremona · Regione: Lombardia · Abitanti: 6.851 · CAP: 26016

Fino al 1862 il paese si chiamava soltanto Spino: fu un regio decreto ad aggiungere «d'Adda» e a distinguerlo dagli altri Spino. Due anni prima, soppressa la provincia di Lodi e Crema, era passato a quella di Cremona, mentre il legame con Lodi restava quello ecclesiastico e non è mai venuto meno. Nel 1868 gli fu aggregata Fracchia, borgo agricolo già frazione di Spino in età napoleonica, che con il Regno Lombardo-Veneto aveva riavuto il proprio comune. Il 27 aprile 1945, due giorni dopo la Liberazione, una colonna tedesca in ritirata fu colpita all'ingresso del paese: nella rappresaglia morirono dieci persone, e le parole della lapide davanti al municipio le dettò il parroco di allora, monsignor Giovanni Quaini.

Lungo la strada di campagna verso Barbuzzera c'è il santuario della Madonna del Bosco. Al suo posto, verso la metà del Trecento, stava un'edicola campestre: si racconta che Alessandro Ciseri, condotto in catene alle carceri di Lodi, se le vide spezzare davanti a quell'immagine e riuscì a fuggire; tornò a deporre manette e catena come ex voto, e vi rimasero finché un furto, nel secondo Novecento, non le portò via. Le offerte dei fedeli pagarono la chiesa. Dentro, il presbiterio si articola su due livelli, soluzione insolita fra i santuari mariani cremonesi, e in alto corre un ciclo di affreschi del Cinquecento attribuiti a Callisto Piazza o alla sua bottega.

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