Volongo è, insieme a Ostiano, uno dei due soli comuni della provincia di Cremona che si estendono a settentrione dell'Oglio: sta cioè dalla parte bresciana del fiume, e le sue carte dicono la stessa cosa. Dal 1785 al 1817 fu aggregato al vicino comune di Ostiano, e fino al 1872 apparteneva alla provincia di Brescia; anche la parlata lo conferma, perché qui il lombardo si parla nella variante bresciana. Il nome, probabilmente, è la descrizione del terreno: da un antico Vadum Longum, guado lungo, perché questa era una zona acquitrinosa e l'alveo del Gambara scorreva lungo. Restano tracce di epoca romana, quando qui c'era probabilmente un presidio militare importante; poi, intorno all'anno Mille, con le campagne di bonifica della pianura padana, il territorio entrò nell'orbita dell'abbazia benedettina di Leno, e più tardi passò a Pandolfo III Malatesta, ai Visconti e infine ai Gonzaga.
Da questo paese di poche centinaia di persone sono uscite due donne che hanno cambiato il modo in cui si insegna ai bambini italiani: le sorelle Agazzi, Rosa, nata nel 1866, e Carolina, nata nel 1870, pioniere dell'educazione dell'infanzia e della pedagogia. La scuola materna comunale, costruita in loro memoria nel 1950, si chiama Agazziana. Per il resto: la parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo ha un nucleo della metà del Cinquecento, modificato nei due secoli successivi, e dentro c'è la cappella della Madonna del Campanile, realizzata in memoria di un'apparizione che si crede avvenuta intorno al sedicesimo secolo. Ci sono i portici del centro e l'ecomuseo delle valli dell'Oglio e del Chiese. Qui si coltivavano il lino e il riso, grazie all'acqua dei due fiumi, e i gelsi per il baco da seta. Il diciassette gennaio si accende il falò di sant'Antonio abate; la notte di Natale la processione va al presepio allestito sul fiume.