Sullo stemma di Cassina Valsassina c'è una torre, ed è quella dei Torriani, che di questo territorio furono i primi signori. I ruderi stanno all'imbocco della strada che porta al Culmine di San Pietro e alla Mezzacca, e la torre fu messa lì per due ragioni: sorvegliare una via commerciale importante e restare in comunicazione a vista con la rocca di Baiedo, a Pasturo. Il paese si allunga da nord a sud: l'abitato è tutto nel lembo settentrionale, dove fa un tutt'uno con Cremeno e con Moggio, mentre alle sue spalle si apre la valletta di Mezzacca, che ha la frazione dello stesso nome e si chiude in alto al Culmine, il punto più meridionale del comune. L'oratorio di San Giovanni evangelista, ingrandito alla fine dell'Ottocento, ha dentro gli affreschi di Luigi Tagliaferri: i santi Ambrogio e Rocco accanto all'altare, e sulla volta dell'abside Dio Padre, l'Assunzione e san Giorgio.
Comune, però, Cassina lo è tornata da poco. Nel Settecento erano poco più di duecento anime; nel 1809 il paese fu annesso a Barzio, poi tornò indipendente e a metà Ottocento arrivò a superare i cinquecento abitanti; nel 1928, sotto il fascismo, fu annesso a Cremeno, e l'autonomia gli è stata restituita soltanto nel 1948. Anche l'oratorio, del resto, dipende dalla chiesa di San Giorgio martire di Cremeno: il paese che se l'era preso. In origine si chiamava semplicemente Cassina, e il nome della valle gliel'hanno aggiunto dopo.
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