In mezzo alla campagna, fra i filari dei pioppi, sta la pieve di Velezzo: pochi cascinali bassi attorno a una chiesa e a un battistero, in un luogo dove non abita più nessuno. Secondo alcuni storici fu il primo centro cristiano della Lomellina, appena fuori Lomello e vicino alla strada che portava nelle Gallie. Nel 1460 il vicario del vescovo la trovò già ridotta a un rudere. Il battistero, dell'undicesimo secolo, è la cosa più notevole: pianta circolare, muratura con corsi di mattoni a spina di pesce e pezzi romani rimessi nel muro. Per un certo tempo è stato usato come camera da letto e cantina della canonica. A riportarlo all'attenzione fu, nel 1966, un articolo di Mario Soldati.
Il comune di oggi è la somma di tre comuni di ieri. Terno, il cui nome viene dal latino e dice dove stava, a un miglio da Lomello, fu soppresso nel 1759; Campalestro, che era stato dei Maletti e poi dei Ghislieri, restò autonomo fino al 1818; e Velezzo, di cui prima dell'Ottocento non si sa nulla tranne la storia della sua pieve. Fra le campagne, sulla destra dell'Agogna, c'è poi il santuario della Madonna dal Soc, cioè del ceppo: lo si costruì, racconta la leggenda, dove una ragazzina sordomuta vide la Madonna su un tronco che galleggiava nel fiume, e tornata a casa raccontò tutto.
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