Sopra il portale in pietra bianca, dentro l'arco a tutto sesto, c'è un leone alato scolpito a rilievo. Non è un ornamento qualunque: è la firma di chi mise mano alla prima pietra. La chiesa madre di Agnone fu iniziata dai Veneziani nell'XI secolo e intitolata al patrono della Serenissima, e quel leone è rimasto lì mentre tutto il resto cambiava.
L'edificio occupa il punto più orientale della città antica, sullo sperone roccioso di Largo Carlo Alberto di Savoia, un colle a strapiombo sulla vallata; nacque insieme al rione di San Marco, nella zona nord dell'abitato. Ampliata nel secolo seguente, la chiesa compare nei documenti nel 1114. Nel Quattrocento divenne arcipretura regia, affidata a sacerdoti anziani e meritevoli. Poi arrivarono il barocco, che rifece l'interno da cima a fondo, e il terremoto del 1805, che devastò gran parte del Molise e costrinse a restaurare la facciata. Un'ultima curiosità d'archivio: fino al 1884 questa era l'unica chiesa di Agnone provvista di fonte battesimale, e solo la crescita della popolazione portò a dotare anche le altre.
Cosa vedere
La pianta è un quadrilatero irregolare e la facciata è quasi schiacciata dal campanile turrito, che si chiude con una cuspide a cipolla di scuola napoletana. Del romanico resta il portale, con la lunetta un tempo affrescata. Dentro, navata unica senza transetto, cappelle laterali profonde per gli altari, soffitto a cassettoni di gusto barocco veneziano con decorazione policroma e una fuga di semicolonne incassate che finiscono in capitelli corinzi. L'altare maggiore sta oltre tre archi gotico-veneziani, sotto una tela seicentesca con San Marco che scrive il Vangelo.
Gli altari laterali raccontano la città meglio di una guida. Quello di Sant'Anna conserva un ex voto ottocentesco dipinto in ricordo del terremoto del 1805, che colpì la notte del 26 luglio, festa della santa. Accanto alla porta minore c'è la reliquia di santa Teodora, compatrona di Agnone con San Cristanziano; l'altare della Madonna del Rosario è barocco pieno, con fiori, foglie e putti osannanti; quello del Sacro Cuore, di costruzione recente, custodisce le statue lignee di San Marco e San Raffaele. Le sculture più antiche sono però trecentesche: un San Nicola e una Madonna col Bambino.
Il consiglio della redazione
Guardate il muro esterno prima di entrare. Il restauro condotto da Silverio Giovannucci per la Soprintendenza ha lasciato in vista la stratificazione dell'edificio: formelle medievali murate nel fronte, archi ogivali nella zona absidale, la tessitura in pietrame locale disposto a filari irregolari. È il modo più rapido per capire che qui non c'è una chiesa sola, ma quattro o cinque sovrapposte. E dal ciglio del piazzale, che è il punto più alto e più esposto del centro antico, la vallata si apre tutta d'un colpo.
