San Tommaso è la parrocchiale di Canelli ed è documentata in atti pubblici già nel dodicesimo secolo. La chiesa che si vede oggi è in gran parte una ricostruzione della seconda metà del Seicento, ampliata alla fine dell'Ottocento con l'aggiunta del tiburio, del presbiterio e dell'abside.
Cosa vedere
Dentro ci sono arredi e tele barocche di buon livello. Nella navata destra stanno la Natività di Sebastiano Taricco, la monumentale pala dell'Assunta del 1785 attribuita al moncalvese Carlo Gorzio e l'Immacolata Concezione del pittore canellese Giancarlo Aliberti (1670-1727). Nella navata sinistra ci sono gli stucchi barocchi delle cappelle laterali, seicenteschi, e un'altra tela dell'Aliberti, il Transito di san Giuseppe. Nella cappella del battistero si conservano sculture marmoree rinascimentali che vengono dal mausoleo funerario dei marchesi Scarampi, signori del luogo, poi smembrato.
La visita
La chiesa sta nel centro e si visita in mezz'ora, ma vale la pena guardarla con un'idea in testa: era il tempio civico della città, eretta a spese del Comune, e non una fondazione signorile o monastica. Questo spiega perché la sua storia si intrecci con quella dell'amministrazione più che con quella di una famiglia.
Il consiglio della redazione
Alzare gli occhi al campanile prima di entrare. In cima svetta l'emblema del Cane, che da oltre mezzo millennio è lo stemma e il simbolo di Canelli: sta lì proprio perché la chiesa apparteneva alla comunità. È il dettaglio che lega l'edificio al nome della città meglio di qualunque targa.
