La chiesa di San Siro nasce nel 1311 per volontà di un nobile locale, un certo Antonio Pelletta, che accompagnò la fondazione con una condizione destinata a pesare per secoli: l'arciprete doveva essere sempre un sacerdote di Nizza.
Cosa vedere
Quella clausola, insieme al diritto di patronato, generò contese lunghissime fra le famiglie nobili della zona, il Municipio e la Curia vescovile, arrivate fino al giudizio della Sacra Rota. Intanto l'edificio cresceva: dalle proporzioni modestissime delle origini all'ampliamento decisivo fra il 1790 e il 1800, che le diede la forma attuale.
La visita
Tre navate, con le laterali larghe circa la metà di quella centrale, due campate, un presbiterio rettangolare ampio e un'abside semicircolare sormontata da un corpo pieno di aperture: la luce entra da lì. Le navate sono separate da balaustre di marmo variopinto; i soffitti sono affrescati e carichi di stucchi, cornici e dorature, le pareti trattate a finti marmi. Come a San Giovanni, i transetti sono quasi azzerati a favore della sacrestia a destra e di una stanza di servizio a sinistra. Fra il 1939 e il 1943 il canonico Alessandro Thea diresse gli abbellimenti, e sulle pareti del presbiterio arrivarono due grandi affreschi: il Cristo Re di Paolo Giovanni Crida e la Coena Domini di Pietro Dalle Ceste.
Il consiglio della redazione
Il coro si vede bene soltanto da quando è stato smantellato il vecchio altare di marmo, scuro e ingombrante: guardatelo dal presbiterio. Fuori, sul fianco, restano pezzi del convento delle monache benedettine, oggi inglobato nell'ospedale: un innesto che da solo spiega come è cresciuto questo pezzo di Nizza.
