Nel 1297 la chiesa di Sant'Ippolito esisteva già, ma per quattro secoli e mezzo la sua storia è soprattutto quella di un abbandono: i documenti la ritrovano semidistrutta, visitata dai vescovi solo sul finire del Cinquecento e provvista di relazioni parrocchiali continue soltanto dalla metà del Seicento. La ricostruzione arrivò fra il 1750 e il 1760, e l'edificio che si vede oggi è quello.
Cosa vedere
Della chiesa precedente restano pochissime cose, ma sono le più interessanti: l'altare e la tela con Sant'Ippolito sulla parete absidale, sopravvissuti ai restauri e alle ridipinture che dalla metà del Novecento hanno cambiato buona parte dell'interno. Ancora più antichi sono la vasca per l'acqua santa in marmo bianco e i due confessionali in legno, datati 1476: non sono nati qui, vengono dall'antica San Giovanni in Lanero.
La visita
La facciata è spoglia, divisa in quattro sezioni dai soli elementi di abbellimento. Il portale in legno è incorniciato di marmo bianco; sopra, un mosaico recente di un artista locale racconta il martirio del santo, squarciato da due cavalli che tirano in senso contrario, e più in alto ancora ci sono un orologio e una lunetta con la croce di pietra. Dentro, tre campate scandite da pilastri dipinti a base quadrata portano al presbiterio, separato dal resto da una balaustra di marmo policromo. La pianta spiazza: due navate, più un pezzo di terza navata aggiunto a destra in un secondo tempo, mentre il transetto, come in altre chiese nicesi, è ridotto quasi a niente per far posto alla sacrestia.
Il consiglio della redazione
Guardate prima il mosaico e poi i confessionali: sono le due estremità cronologiche della chiesa, il Quattrocento e il passato recente, a pochi metri di distanza. E vale la pena chiedersi perché il transetto manchi: a Nizza è una scelta che si ripete, la sacrestia contava più dell'effetto scenografico.
