MEMO4345 è il museo della memoria di Borgo San Dalmazzo, aperto nel settembre 2021 nell'ex chiesa di Sant'Anna, un edificio seicentesco sconsacrato e restaurato per l'occasione. Sta a pochi metri dal Memoriale della Deportazione e a poca distanza dalla stazione, e questo non è un dettaglio logistico: il museo racconta quello che è successo esattamente lì fuori.
Cosa vedere
Il percorso è multimediale e ricostruisce la vicenda dei 357 ebrei — 334 stranieri e 23 italiani, secondo il conteggio del museo — deportati ad Auschwitz dal campo attivo in città fra il settembre 1943 e il febbraio 1944, dentro il quadro più largo della Shoah in Europa. Il centro dell'allestimento è Ombre nella memoria, opera del 2011 di Enrico Tealdi, pensata come una specie di altare laico. C'è poi uno schermo interattivo con i profili di circa 180 deportati: volti, luoghi di nascita, date, e quei viaggi lunghissimi da un paese europeo all'altro che precedettero la cattura. Sette racconti video seguono invece singole storie di famiglia.
La visita
L'allestimento è dello Studio Kuadra, lo stesso studio che aveva firmato il memoriale del 2006, ed è nato con fondi europei, il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo per il restauro dell'edificio e risorse comunali. Il sabato e la domenica si entra con visita guidata a orari fissi, la mattina e il pomeriggio; dal martedì al venerdì il museo apre su richiesta per gruppi e scuole. Conviene telefonare o scrivere prima, perché gli ingressi sono accompagnati.
Il consiglio della redazione
Dietro i nomi c'è un lavoro d'archivio lungo decenni: quello di Adriana Muncinelli, che ha ricostruito le identità dei deportati fra archivi europei e testimonianze dei sopravvissuti, e che con Elena Fallo ne ha fatto il libro Oltre il nome. Vale la pena fermarsi allo schermo interattivo più di quanto si pensi: è il punto in cui la cifra della deportazione torna a essere un elenco di persone, con una data di nascita e un itinerario ciascuna.
