L'abbazia sta alla confluenza delle valli Gesso, Vermenagna e Stura, dove i Romani avevano Pedona e la sua stazione doganale. La prima chiesa paleocristiana fu eretta alle porte del borgo intorno al sesto secolo, sopra la necropoli romana: se ne sono ritrovate lastre di sepoltura e parti dell'abside. Fra il 701 e il 712, per impulso del re longobardo Ariperto II, nacque il primo vero complesso abbaziale, e poco dopo vi fu traslato il sepolcro di san Dalmazzo.
Cosa vedere
Il cuore dell'edificio è la cripta romanica. Nella cripta meridionale restano tracce della pavimentazione policroma in stucco e cocciopesto, del dodicesimo secolo, che ricopre in parte l'abside semicircolare della chiesa paleocristiana: due chiese, una sopra l'altra, che si leggono nello stesso punto. Si attraversa poi la cappella che la tradizione chiama Angioina, decorata nel Quattrocento da un ciclo affrescato di buona qualità. In alto, la cappella eretta alla fine del Seicento sopra il presbiterio è ornata di stucchi dorati e di pitture con la morte, il trasporto e la gloria del santo, e custodisce il busto reliquiario in lamina d'argento del 1594, fatto per un frammento del cranio.
La visita
Dalla chiesa si scende all'area archeologica, e il percorso è la parte che sorprende di più. C'è il corridoio ricavato nel Settecento, quando si costruì la villa abbaziale; c'è una copertura in vetro sotto la quale si vedono alcune delle tombe più significative fra undicesimo e tredicesimo secolo, resto del cimitero che circondava la chiesa; e sotto il porticato addossato al fianco meridionale ci sono due tombe a incinerazione di età romana, una a camera sotterranea in muratura con nicchie laterali, l'altra a cassetta di laterizi. Si entra dal museo dell'abbazia, che la parrocchia gestisce con i volontari dell'associazione Pedo Dalmatia.
Il consiglio della redazione
Tenete d'occhio la storia delle reliquie, perché è la storia dell'abbazia. La prima attestazione è del 902, nel diploma di Ludovico III; nel secolo successivo il corpo del santo fu portato a Quargnento e il cenobio decadde; una parte tornò qui nel 1176. La bolla che papa Innocenzo IV concesse all'abate Anselmo nel 1246 elenca ancora un patrimonio consistente, ma nel 1438 l'abbazia fu unita in via definitiva alla mensa vescovile di Mondovì. A metà Cinquecento i francesi occuparono Borgo e fortificarono il monastero, danneggiandolo: lo scrisse il vescovo Gerolamo Scarampi nella visita pastorale del 1583. L'ultima traslazione solenne del sepolcro, nella cappella sopraelevata, è del 1636.
