Borgo San Dalmazzo

Provincia: Cuneo · Regione: Piemonte · Abitanti: 12.372 · CAP: 12011

Secondo la tradizione Dalmazzo fu martirizzato nel 254 sulle rive del Vermenagna, e il suo corpo, conteso fra più paesi, fu messo su un carro tirato da buoi: lo seppellirono dove gli animali si fermarono, cioè qui. La città si chiamava Pedona; il nome attuale compare nel XII secolo come Burgum Sancti Dalmatii.

Sotto Caligola, a Pedona si riscuotevano i pedaggi di chi passava il confine fra Italia e Gallia. Oggi il comune conta 12.372 abitanti fra la Stura di Demonte e il Gesso, ed è uno dei poli italiani dell'allevamento delle lumache da tavola.

Curiosità su Borgo San Dalmazzo

Il patrono è san Dalmazzo, l'evangelizzatore laico ucciso in un agguato sulle rive del Vermenagna il 5 dicembre del 254: la festa cade in quel giorno, con le celebrazioni concentrate fra il 4 e il 5 dicembre nella parrocchiale.

Nella stessa settimana, però, Borgo ricorda anche altro. Fra l'8 e il 13 settembre 1943 circa ottocento profughi ebrei lasciarono il confino di Saint-Martin-Vésubie e valicarono le Alpi Marittime per raggiungere l'Italia; il 18 settembre il comando germanico ordinò a tutti gli stranieri presenti nel territorio di presentarsi entro le sei del pomeriggio. Le SS ne catturarono 329 e li rinchiusero nell'ex caserma degli alpini, un edificio fatiscente ai margini del paese, vicino alla ferrovia.

Il 21 novembre 1943 quelle 329 persone furono caricate sui carri bestiame alla stazione e portate a Nizza, poi a Drancy e infine ad Auschwitz: ne tornarono diciotto. Il campo riaprì sotto la Repubblica Sociale dal 4 dicembre 1943, con ventisei ebrei italiani; il 15 febbraio 1944 partirono anche loro, via Fossoli, e ne sopravvissero due. Dal 2006 la piazza della stazione ospita il Memoriale della Deportazione, progettato dagli architetti Manuel Giuliano e Andrea Grottaroli: una piastra di cemento che finge la banchina di servizio ai vagoni merci, venti sagome in piedi per chi è tornato e trecentotrentacinque lastre a terra, una per ogni nome che non è tornato. A pochi passi, nell'ex chiesa di Sant'Anna, il museo MEMO4345 racconta quella storia.

Un borgarino la contrastò di persona: don Raimondo Viale, viceparroco già confinato in Molise per le sue posizioni contro il fascismo, dopo l'8 settembre organizzò nascondigli e documenti falsi per i profughi ebrei del Cuneese. Nel 2000 il suo nome è stato iscritto fra i Giusti tra le nazioni allo Yad Vashem; Nuto Revelli gli ha dedicato il libro Il prete giusto.

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