La chiesa di San Michele in Insula sta fuori dall'abitato di Trino, in un luogo che conserva ancora il nome di Insula perché era circondato da due rami del Po. Le origini della pieve risalgono all'alto Medioevo: le prime testimonianze scritte sono del decimo e undicesimo secolo, ma è ragionevole pensare che sia stata costruita sopra un edificio sacro precedente, perché il sito era abitato già in età romana ed era protetto da una cinta muraria, come hanno mostrato gli scavi archeologici.
Cosa vedere
Nonostante i molti interventi successivi, la chiesa ha conservato il sobrio stile romanico che assunse nel dodicesimo secolo. La facciata è un'eccezione: il pronao con le colonne davanti alla porta d'ingresso è un rifacimento del Settecento, e si riconosce subito perché è intonacato mentre il fianco resta in mattoni a vista, con la fascia decorativa in alto sulla parete della navata. Dentro le navate sono tre, con quella centrale rialzata rispetto alle laterali. Nel presbiterio sono stati riportati alla luce frammenti di affreschi del dodicesimo secolo di grande rilievo: si vedono una Crocifissione e alcune scene della vita di san Michele, dipinte da un artista aggiornato sulla pittura romanica che in quegli anni si stava affermando in Lombardia.
La visita
La chiesa perse importanza quando l'abitato si concentrò intorno alla parrocchiale di San Bartolomeo, costruita nel Duecento dentro il paese. Non fu però abbandonata del tutto: restò cara alla devozione popolare, e questo la salvò. È il motivo per cui oggi è ancora in piedi e conserva gli affreschi, mentre le pievi di campagna che nessuno frequentava più sono quasi tutte sparite dalla pianura.
Il consiglio della redazione
Il nome è la cosa più interessante: Insula. Il Po qui scorreva in due rami e faceva un'isola, e la pieve ci fu messa sopra perché quel punto era difendibile e già murato dai romani. Oggi il fiume è altrove, i rami non ci sono più, e la chiesa sta in mezzo ai campi con qualche pioppo intorno: bisogna guardarla sapendo che il paesaggio che aveva senso attorno a lei non esiste più. Andateci con la luce del pomeriggio, quando il sole prende il fianco in mattoni, ed entrate se è aperta: gli affreschi del presbiterio sono la ragione del viaggio.
