Pompu deve il nome a una processione. Attorno a un piccolo santuario dedicato a Santa Maria di Monserrato si tenevano un tempo cerimonie che richiamavano gente da vicino e da lontano; ai piedi del santuario crebbe un gruppo di case, e i suoi abitanti, che della chiesa erano i custodi e della festa annuale gli organizzatori, furono chiamati Pompesi, dal latino pompa, corteo. Il paese si prese lo stesso nome.
Quel nome, per uno scherzo della lingua, è finito nei modi di dire: in molte varianti del sardo l'espressione a casin'e Pompu significa in un posto lontanissimo, in capo al mondo. Eppure nell'Ottocento qui si lavorava parecchio: lungo il Riu de Pompu giravano quattro mulini, in diverse case ci sono ancora le macine per il grano, e in una vecchia abitazione si conserva un frantoio dei primi dell'Ottocento. Poco fuori dal paese c'è il sito di Prabanta, con un nuraghe polilobato, mulini di pietra e la vecchia chiesa di San Sebastiano. Il comune fu cancellato nel 1927 e accorpato a Siris e Masullas, e Pompu se lo riprese nel 1961.
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Fuori da Pompu, ma a portata di gita.