Nel 1637 Francesco Vico comprò per trentamila lire un pezzo di terra su cui non abitava nessuno. Soleminis era citata già nell'undicesimo secolo, era stata del giudicato di Cagliari e poi di Arborea e di Pisa, e dopo la conquista aragonese era passata di feudatario iberico in feudatario iberico finché, nel Quattrocento, si era svuotata del tutto. Col terreno Vico ottenne anche il titolo di marchese di Soleminis: comprò cioè il nome di un paese che non c'era più. Poi cedette tutto al nipote, e fu il nipote a rimetterci dentro la gente. Il ripopolamento però durò poco, perché nel 1652 arrivò la peste che colpì tutta l'isola. Qualche anno dopo si ricominciò da capo, e stavolta funzionò: furono concesse delle franchigie, e le esenzioni attirarono coloni nuovi.
Il marchesato restò in famiglia fino al 1812, quando passò per successione agli Amat di San Filippo; da loro il paese si riscattò nel 1839, con l'abolizione del sistema feudale, e cominciò ad amministrarsi da sé. Di quello che c'era prima di tutte queste compravendite restano le aree archeologiche di Facc'e 'Idda, Is Calitas e Cuccuru Cresia Arta, che raccontano una presenza umana molto più antica e molto più continua dei marchesi. Oggi il lavoro è la vite e poi l'olivo, con qualche allevamento avicolo, e la festa più sentita dopo quella del patrono è quella di sant'Isidoro, che si porta dietro una sagra delle fave. Alla periferia sud-occidentale c'è la fermata della ferrovia per Isili.
Distanze in linea d'aria dal centro del paese. Tocca un punto per aprirne la scheda.
Nei dintorni di Soleminis
Le destinazioni raccontate dalla nostra redazione più vicine, con la distanza in linea d'aria.
Luoghi da vedere entro 25 km
Fuori da Soleminis, ma a portata di gita.
