A metà altezza, sul muro esterno, corre una fascia di blocchi di calcare con un'iscrizione cufica ormai corrosa e illeggibile: da quelle lettere gli studiosi hanno ricavato il committente dei lavori, Ruggero II, e una data intorno al 1140-1141. Il resto dell'edificio è un cubo di pietra senza ornamenti, piantato ai piedi del Monte Chiarastella accanto allo sperone da cui usciva l'acqua calda. È l'unico complesso termale di matrice islamica rimasto in piedi in Sicilia: un hammam alzato fra la seconda metà del X e l'inizio dell'XI secolo, poi rimaneggiato in età normanna.
Cosa vedere
Dentro c'è un ambiente solo, coperto da una volta leggermente ogivale e diviso in due parti diseguali da un triplo arco a sesto acuto che poggia su due colonne con capitelli corinzi. Sopra gli archi si aprono tre finestre. Nella metà più grande tre vasche sono incassate nel pavimento una accanto all'altra, separate da muretti divisori; nella metà più piccola ce n'è una sola. Si seguono ancora le linee che servivano a riempire e a svuotare i bacini, alimentati da sorgenti calde e fredde che sgorgano a pochi passi.
Nel muro sono inglobati blocchi di epoca romana, segno che un impianto termale esisteva qui già nell'antichità. La cronologia resta discussa: il geografo arabo al-Idrisi non elenca questi bagni nel Libro di Ruggero, e per alcuni studiosi l'edificio sarebbe tardo normanno. All'inizio del XIV secolo il sito accoglie un fondaco; a metà del XVIII secolo il barone Niccolò Diana ricava la vasca a sud del muro e divide in tre l'unica grande piscina del settore settentrionale. L'ultimo rifacimento è dell'Ottocento.
La visita
I bagni stanno circa due chilometri a nord-nordest del paese, lungo la provinciale: si arriva in auto, si parcheggia a bordo strada e restano pochi metri a piedi. La Regione Siciliana espropriò l'edificio nel 1975 e dal 1984 la Soprintendenza di Palermo ne cura recupero e apertura; oggi il monumento dipende dal Parco archeologico di Himera, Solunto e Iato, che fissa biglietto e orari: cambiano con la stagione, quindi conviene telefonare prima di partire. Per vedere tutto bastano venti minuti: la sala è una sola.
Il consiglio della redazione
Andiamoci di mattina, quando la luce entra dalle tre finestre alte e cade dritta sulle vasche: è l'unico momento in cui si capisce come fosse illuminata la sala. Poi vale la pena allargare la sosta, perché sorgenti e bagni fanno parte dal 1997 della riserva naturale orientata di Cefalà Diana e Chiarastella, e sulla rocca sopra il paese restano i ruderi del castello, mezz'ora di salita e la valle intera sotto gli occhi.
