Il borgo conserva ancora, nel disegno delle mura, la forma ellittica che avevano gli insediamenti militari longobardi del sesto e settimo secolo: è una delle fortezze meglio leggibili di quella rete, e dentro ci fu poi un castello dei vescovi di Arezzo, che gli lasciarono per un pezzo il nome di Civitella del Vescovo. Il municipio però non sta qui: nel 1917, con la montagna che si spopolava, fu spostato nella frazione più grande, Badia al Pino, e il comune tenne comunque il nome del borgo vecchio, per riconoscenza. Nel 1940 fu aperto a villa Oliveto un campo di internamento, e ci passarono soprattutto famiglie ebree di cittadinanza britannica arrivate dalla Libia; dopo l'occupazione tedesca furono deportate, nel febbraio del 1944, a Bergen-Belsen. Negli stessi mesi la Wehrmacht fece del castello il proprio comando, un bombardamento alleato lo distrusse a metà e non è più stato ricostruito.
Il 29 giugno del 1944 duecentoquarantaquattro persone di Civitella furono uccise dai soldati della divisione Hermann Göring, per rappresaglia contro due tedeschi ammazzati dai partigiani. Nel 1963 il paese ricevette la medaglia d'oro al valor civile. Nel 2006 un tribunale militare italiano condannò un ufficiale tedesco per questa strage e per quella di San Pancrazio; nel 2008 la Corte di cassazione stabilì che la Germania dovesse risarcire duecentotré vittime; poi la Corte internazionale di giustizia stabilì che l'Italia doveva annullare quella sentenza, per via dell'immunità degli Stati. Ogni anno, nell'anniversario, una marcia per la pace va da Civitella a San Pancrazio insieme al comune di Bucine. E nel cimitero del paese è sepolta la scrittrice scozzese Muriel Spark.
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Nei dintorni di Civitella in Val di Chiana
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