La festa più importante di Arsiè è nata dai morti che sono rimasti qui. Quando dalla pieve di Arsiè si staccarono nuove parrocchie — Enego, Primolano, Fastro — l'allora parroco, don Sartorio, prese l'abitudine di invitare una volta all'anno tutti gli ex parrocchiani, perché venissero a raccogliersi accanto ai loro morti, che erano ancora sepolti qui. Nacque così la Festa delle Anime, ufficializzata con una bolla di papa Alessandro VII il 15 ottobre 1666; e siccome il momento coincideva con la fine dell'alpeggio, chi arrivava ne approfittava per barattare e vendere bestie e prodotti della montagna. La festa dei morti diventò una fiera, la Fiera delle Anime, e si tiene ancora la terza domenica di ottobre. È un rito che questo paese ha continuato a meritarsi: dall'Ottocento in poi da qui si è partiti per il Brasile e l'Argentina, poi per gli Stati Uniti, la Francia e il Belgio, e negli anni sessanta per Milano e Torino. Oggi meno di un abitante su dieci ha meno di quindici anni, e quasi un terzo ne ha più di sessantaquattro.
L'altra storia sta sulle cime. Dopo Caporetto Arsiè si trovò nelle retrovie austriache fino alla fine della guerra, e sul suo territorio erano stati costruiti parecchi forti che non servirono a niente. Il forte di Cima Lan non fu mai usato e furono gli italiani stessi a farlo saltare, per paura che finisse in mano al nemico. Il forte Leone, a Cima Campo, non fu usato nemmeno lui, ma non lo fecero esplodere: il comandante fece togliere le bocche da fuoco e mettere al loro posto dei tronchi di legno dipinti di nero, così che dall'aereo il forte sembrasse ancora armato. Quel forte si può visitare. Più in basso, nel 1954, sbarrando il torrente Cismon per produrre energia elettrica, è stato creato il lago del Corlo.