Quero Vas è durata dieci anni. Nacque il ventotto dicembre del 2013 dalla fusione di Quero e di Vas, approvata da un referendum in cui i favorevoli furono il novantaquattro per cento a Quero e il settantasette per cento a Vas; si diede uno stemma scelto per concorso pubblico, con un fiume che è il Piave, un ponte a dire l'unione di due comunità che il fiume divideva, e un airone cenerino, che in araldica sta per l'attenzione e per l'alleanza davanti al pericolo. Poi, il ventidue gennaio del 2024, si è fusa a sua volta con Alano di Piave, e il comune che ne è uscito si chiama Setteville: chi cerca oggi Quero Vas trova un nome che l'anagrafe non usa più. Il territorio sta dove il Piave lascia il Bellunese e si infila nel corridoio fra il massiccio del Grappa e il monte Cesen, la stretta di Quero.
Quella stretta si controllava con una catena. Intorno al 1376 il capitano della Serenissima Jacopo Cavalli fece costruire Castelnuovo, che per secoli servì da dogana: due torri, la maggiore con le caditoie e la minore poggiata sul letto del fiume, e proprio da questa partiva una catena tesa fino a una torre sulla riva opposta, che regolava il passaggio delle barche. Dopo la guerra della Lega di Cambrai il fortilizio decadde e cambiò mestiere più volte: prima osteria, poi albergo, infine oratorio dei padri Somaschi. E qui la storia si chiude su sé stessa, perché quell'ordine lo aveva fondato per voto Gerolamo Miani, dopo essere stato miracolosamente liberato dalla prigionia proprio in quel castello, durante quella stessa guerra. A est dell'abitato c'è il cimitero militare germanico, dove riposano più di duecento soldati del corpo alpino tedesco e oltre tremila austroungarici.
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Fuori da Quero Vas, ma a portata di gita.
