La storia di Villanova sta tutta in un punto solo, sull'argine del Po, dove le chiese si sono succedute una sull'altra. La prima è di fine Duecento, col fonte battesimale e il cimitero accanto; ma la terra rendeva poco e le rotte del fiume erano continue, tanto che i frati che ci stavano dovettero andarsene e l'edificio restò abbandonato. A rimetterlo in piedi furono i monaci della Certosa di Ferrara, voluta da Borso d'Este a metà Quattrocento, che ne ebbero il giuspatronato: con più soldi la chiesa crebbe, e a metà Cinquecento serviva millecinquecento abitanti.
Poi arrivò la peste, che ridusse la popolazione a circa millecento anime; il campanile fu finito lo stesso, nel 1665. La chiesa consacrata nel 1608 divenne a sua volta fatiscente e fu demolita: quella di oggi, inaugurata nel 1788, sta sulle sue fondamenta. Dentro c'era una Madonna della Salute dello Scarsellino, andata perduta in un incendio nel 1968. Sul muro esterno una lapide ricorda il cardinale Giacomo Lercaro, arrivato qui nel novembre del 1951 con l'alluvione del Polesine: portò con sé a Ravenna alcuni ragazzi perché continuassero gli studi, e li tenne in arcivescovado.
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