Cison di Valmarino

Provincia: Treviso · Regione: Veneto · Abitanti: 2.711 · CAP: 31030

Nel 1337, quando il vicario generale del vescovo di Ceneda investì i Caminesi del feudo di Valmareno, le chiavi del feudo furono consegnate in una cerimonia che venne ripetuta tre volte, in tre posti diversi: al castello di Costa di Cison, alla casa chiamata Mons Albanus e alla chiesa parrocchiale. Quei tre edifici erano i tre poteri della valle — il presidio militare, il governo e la chiesa — e la ripetizione dice che in termini giuridici e simbolici pesavano allo stesso modo. Nel 1349 il castello e la curia di Valmareno furono venduti a Marin Faliero, che affidò la sorveglianza militare a un capitano e l'amministrazione civile a un gastaldo — rendite, decime, mude e giustizia, anche criminale — e il gastaldo, il notaio Enrico della Valmareno, aveva l'obbligo di abitare nel Palacium di Montalban e di curarne la manutenzione. Il palazzo non è durato: quasi certamente lo distrussero, nel febbraio del 1383, duecento padovani di Francesco da Carrara, che stazionarono nella valle per tre giorni, bruciarono tutte le case, assediarono il castello di Costa e se ne andarono solo dopo averne distrutto la porta e i belfredi.

Il diciotto febbraio 1436 il doge Francesco Foscari affidò questo territorio a due condottieri che avevano combattuto per Venezia, Erasmo da Narni — il Gattamelata — e Brandolino da Bagnacavallo. Ma i conti erano tenuti a pagare una tassa gravosa per i diritti feudali, e nel 1439 il Gattamelata rinunciò: cedette i propri diritti e lasciò tutta la signoria al collega. I discendenti di Brandolino, detti Brandolini e poi Brandolini D'Adda, tennero la Valmareno fino al 1797, quando Napoleone fece cadere la Serenissima. Il nome del paese è fatto di due metà e la seconda è recente: Cison è un accrescitivo di cesa, cisa, cioè siepe, selva cedua e anche terreno disboscato; Valmarino fu aggiunto con regio decreto del dieci novembre 1867, per ricordare che qui era stata la sede della contea di Valmareno, ed è valle più mara, parola gallica per un luogo acquitrinoso che nella toponomastica veneta torna dappertutto. Cison sta verso la fine della Vallata, e le sue colline stanno dentro le colline del Prosecco che l'UNESCO ha iscritto fra i patrimoni dell'umanità.

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