Parco della Scultura in Architettura
Il parco di San Donà di Piave con opere di Munari, Aldo Rossi, Sol LeWitt, Sottsass e Mendini tra gli alberi.
1 luoghi raccontati a San Donà di Piave
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Il parco di San Donà di Piave con opere di Munari, Aldo Rossi, Sol LeWitt, Sottsass e Mendini tra gli alberi.
Il monumento a Giannino Ancillotto ricorda a San Donà di Piave l'aviatore nato qui il 15 novembre 1896, medaglia d'oro al valor militare e asso della caccia nella prima guerra mondiale, con undici abbattimenti riconosciuti. Fu innalzato pochi anni dopo la sua morte con i fondi di una sottoscrizione nazionale, a cui il governo del Perù contribuì per più della metà della spesa, su progetto dell'architetto Pietro Lombardi, e inaugurato il 15 novembre 1931, nell'anniversario della nascita.
Ancillotto apparteneva alla famiglia dei conti Ancillotto, proprietari terrieri. Nel 1917 cominciò ad attaccare con i razzi i palloni frenati austro-ungarici usati come osservatori per l'artiglieria, i «Drachen»: sopra Rustignè, dopo aver lanciato i razzi quasi a bruciapelo, non poté più evitare il pallone e lo attraversò, uscendo vivo dalla nuvola di idrogeno in fiamme, ferito e con l'aereo gravemente danneggiato. L'impresa gli valse la medaglia d'oro e una copertina della Domenica del Corriere disegnata da Achille Beltrame.
Dopo la guerra, l'11 settembre 1919 volò da Roma a Varsavia senza scalo, in sette ore, per consegnare un dispaccio al presidente polacco Paderewski; il 2 maggio 1921 atterrò a Cerro de Pasco, in Perù, a 4330 metri, la quota più alta raggiunta fino ad allora per un atterraggio. Morì il 18 ottobre 1924 a Caravaggio in un incidente stradale, mentre andava a un raduno di medaglie d'oro.
Ancillotto è sepolto nel cimitero di San Donà di Piave, e la città gli ha intitolato anche una via.
Tornato a San Donà durante la guerra, Ancillotto scoprì che la villa di famiglia era diventata sede di un comando e di un osservatorio nemico: quando fu dato l'ordine di distruggerli, volle eseguire lui stesso la missione e bombardò a bassa quota la propria casa.
Il ponte a bilanciere di Caposile è un ponte mobile nella località omonima, al confine tra i comuni di San Donà di Piave e Musile di Piave. Collega le due sponde della Piave Vecchia, pochi metri a monte della confluenza con il Taglio del Sile. Fu costruito nel 1927, dopo la prima guerra mondiale, e dedicato al generale Armando Diaz; rimase in servizio fino al 1957, quando fu inaugurato l'attuale attraversamento stradale sulla Piave Vecchia.
Il ponte fu pensato per lasciar passare le barche lungo quella che allora era un'importante via di navigazione interna. Il meccanismo è un sistema di contrappesi: grazie ai bilancieri le due piattaforme della campata centrale si sollevano a mano, aprendo il passaggio sul fiume, e si riabbassano per far transitare chi attraversa.
Per le sue forme il ponte è stato paragonato al ponte di Langlois, il ponte levatoio che Van Gogh dipinse più volte.
Nel 2015 il ponte è stato oggetto di un importante intervento di recupero conservativo, finanziato in parte dal Comune di San Donà e in parte da quello di Musile. Si raggiunge a Caposile, dove la Piave Vecchia incontra il Taglio del Sile.
Il ponte segna un confine doppio: quello tra due comuni e quello tra due fiumi, perché subito a valle la Piave Vecchia riceve le acque del Taglio del Sile, il canale che porta il Sile verso il vecchio letto del Piave.
Il Teatro Metropolitano Astra è il teatro di San Donà di Piave, ricostruito da zero nel 2014 su progetto dell'architetto portoghese Gonçalo Byrne. La sua storia comincia nel 1885, quando alcuni privati costruirono il Teatro Sociale, distrutto poi dai bombardamenti della prima guerra mondiale. Ricostruito e inaugurato il 22 settembre 1921 con il nome di Teatro Verdi, fu distrutto di nuovo nella seconda guerra mondiale e rifatto nel 1951 come Cinema Teatro Astra, sede per anni di rassegne musicali e teatrali.
Dopo una lunga chiusura il vecchio cinema teatro fu demolito per costruirne uno più grande e moderno: i lavori cominciarono nei primi mesi del 2014 e il nuovo teatro fu inaugurato il 21 dicembre dello stesso anno. All'esterno è un parallelepipedo di blocchi di cemento armato di colore rosato, alto quasi ventitré metri, con vetrate alla base vicino all'ingresso e, in alto a sinistra, la scritta «Astra Teatro Metropolitano».
All'interno il palcoscenico misura 180 metri quadrati; la platea ha 326 posti, che arrivano a ridosso della scena, e la galleria 172 poltrone. Il pavimento del foyer è in trachite.
Stagione, spettacoli e biglietti si trovano sul sito ufficiale del teatro.
Quello di oggi è il quarto teatro sorto nella storia di questa sala: Sociale, Verdi, Astra e Metropolitano Astra, ogni volta ricostruito dopo una guerra o una demolizione.
Il Museo della Bonifica, detto anche MUB, è il museo civico di San Donà di Piave: istituito nel 1975, raccoglie immagini e oggetti sulla storia della città e sulle trasformazioni secolari del territorio intorno. Ha sede in un ex convento di clarisse costruito nel 1967, che il Comune acquistò nel 1982. In origine doveva essere un museo della civiltà contadina, con il nome di «Museo delle genti del Veneto e del Basso Piave»; la lunga collaborazione con il Consorzio di bonifica Basso Piave portò però tanto materiale sulla storia della bonifica che il Comune ne cambiò l'impostazione e il nome. Aprì al pubblico nel 1983 e fu ampliato con una nuova ala inaugurata nel 1998.
Il percorso è cronologico e diviso in cinque sezioni. Quella archeologica espone reperti romani e tardoantichi del Basso Piave, molti dall'insediamento dell'antica Heraclia. Quella etnografica ricostruisce il mondo contadino prima delle grandi bonifiche, e la sezione della bonifica racconta gli interventi nel Veneto orientale, cominciati alla fine dell'Ottocento e completati nella prima metà del Novecento.
La sezione bellica riunisce le testimonianze delle due guerre mondiali, e quella naturalistica mostra con diorami, pannelli e disegni com'era l'ambiente prima della bonifica. L'archivio cartografico conserva carte del territorio dal Cinquecento al Novecento, comprese carte militari italiane e austro-ungariche della Grande guerra.
Il museo ha una biblioteca specializzata di circa undicimila volumi su agricoltura, bonifica, storia veneta e Grande guerra, e conserva l'archivio storico comunale, che comincia dal 1918 perché le carte più antiche andarono perdute durante la prima guerra mondiale. Orari e biglietti vanno verificati sul sito dei musei civici.
Nel nucleo antico della biblioteca, più di duecento volumi, c'è un esemplare dell'Atlante geografico d'Italia, il primo atlante italiano, nell'edizione stampata a Bologna nel 1642.
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