Il nome viene dal latino Cilia maris, riva del mare, e non era una metafora: in antico Ceggia stava davvero sulla sponda dell'Adriatico, e solo l'interramento e poi le bonifiche l'hanno lasciata dov'è adesso. Di qui passava la via Annia, che il pretore Tito Annio Lusco fece costruire nel 153 a.C. e che ancora oggi si riconosce sotto via Colonne e via Anarè. Il ponte romano è rimasto nel punto in cui fu costruito, e una stele funeraria è saltata fuori negli anni ottanta perché un contadino, dissodando il terreno in via Noghera, ci è andato a sbattere con l'aratro.
Nella notte fra l'8 e il 9 novembre 1917 il paese finì in mano austriaca, e in poche settimane gli occupanti gli cambiarono la geografia: deviarono il corso del Piavon trasformandolo in canale e fecero passare i binari della ferrovia lungo la via principale, per avere scali merci dove servivano a loro. Il 18 agosto 1918 una granata aprì un buco nella cupola della chiesa di San Vitale. Oggi il paese è noto soprattutto per il Carnevale dei Ragazzi: cinque compagnie di carristi cominciano a costruire i carri alla fine di agosto, per tre sfilate di cui una in notturna.
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