Fresagrandinaria

Provincia: Chieti · Regione: Abruzzo · Abitanti: 1.056 · CAP: 66050

Il paese è nato al principio del nono secolo, mentre Guinigiso di Spoleto e Grimoaldo di Benevento si contendevano questa terra; nell'812 l'accordo di pace fra franchi e longobardi tolse ai longobardi l'Abruzzo fino al Trigno, e gli abitanti degli agglomerati rurali sparsi qui intorno si riunirono, costruendo le loro casette attorno alla rocca eretta sul Morgione, che domina la vallata: le fonti lo chiamano sinecismo. La prima volta che il nome compare scritto è in un privilegio di papa Leone IX del 9 novembre 1053, che conferma all'abate di Santa Maria di Tremiti la chiesa di Santa Maria ad Fresa — e quella chiesa, molte volte rimaneggiata, esiste ancora: è Santa Maria delle Grazie. Nello stesso secolo i benedettini fondarono qui il monastero di Sant'Angelo in Cornacchiano, sui ruderi della chiesa di san Martino sul Treste, che il Chronicon farfense nomina nell'829, e che a sua volta sorgeva sui resti di un tempio pagano dedicato a Cibele, a Venere e probabilmente a Ercole.

Nel 1060 arrivarono i normanni, che diedero il posto in suffeudo ai baroni Grandinato: lo tennero, insieme a Dogliola, Lentella, Furci, Palmoli e altri castelli, fino all'estinzione del casato, verso il 1330; il primo atto che li nomina fu rogato a Fresa il primo maggio 1115. Poi vennero i Di Sangro, e nel 1447 il censimento contò sessantacinque fuochi e quattrocentoquindici persone. Nel 1583 il feudo fu comprato da Giulio Gesualdo, principe di Venosa, e passò nel secolo seguente ai Caracciolo, che vivevano a Napoli e avevano potere solo su una parte del territorio: da qui secolari liti con i «particulari», cioè i piccoli proprietari liberi. Nel 1687 Fresa ottenne da Marino Caracciolo il rinnovo delle Capitolazioni, uno statuto che metteva per iscritto diritti e doveri dei cittadini; ma con i successori quelle norme rimasero sulla carta, e nel 1787 il popolo insorse: si riprese gli oggetti sequestrati, incendiò la casa dell'erario, bastonò gli sgherri e sparò, e il governatore riuscì a fuggire di notte. Dal giogo feudale i fresani si affrancarono nel 1804, con uno strumento d'accomodo che costava tanto ogni anno da alimentare cause per decenni.

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