Bastione di Malta
Torre-fortezza del Cinquecento nella piana lametina, con muri spessi contro le armi da fuoco.
2 luoghi raccontati a Lamezia Terme
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Torre-fortezza del Cinquecento nella piana lametina, con muri spessi contro le armi da fuoco.
Castello medievale sul colle di San Teodoro a Nicastro, con torri cilindriche e mastio pentagonale.
Il Museo archeologico lametino è ospitato al primo piano del complesso monumentale di San Domenico, nell'antico convento dei padri domenicani, a Lamezia Terme. Raccoglie i reperti di diversi siti della piana lametina e segue la storia del territorio dal paleolitico all'età tardomedievale, in tre sezioni: preistorica, classica e medievale.
La sezione preistorica, dedicata allo studioso locale Dario Leone, parte dai più antichi strumenti dei cacciatori del paleolitico e mostra i segni degli agricoltori neolitici della piana, a partire da settemilacinquecento anni fa: strumenti in ossidiana, pietra lavica delle Isole Eolie, e ceramiche con eleganti motivi geometrici impressi. C'è anche una proposta di archeologia sperimentale che ricostruisce le tecniche con cui si fabbricavano i vasi.
La sezione classica, in due sale, è riservata a Terina, la colonia greca fondata dai crotoniati fra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C. Nella prima sala sono esposti tre tesoretti monetali, fra cui il gruzzolo di monete incuse di Acquafredda, il più antico tesoretto trovato in Magna Grecia (esposto in replica: l'originale è a Reggio Calabria), e due documenti epigrafici in bronzo, uno dei quali è un testamento che offre uno spaccato della società terinea. Viene da una necropoli di Terina, nel territorio di Gizzeria, una hydria a figure rosse con scene di toeletta nuziale, databile tra il 380 e il 370 a.C. La sezione medievale presenta tre monumenti del territorio: la chiesetta dei Santissimi Quaranta Martiri, l'abbazia benedettina di Santa Maria, con una tessitura musiva di età normanna emersa nell'area del presbiterio, e il castello normanno-svevo.
Il museo è al primo piano del complesso di San Domenico. Dal dicembre 2014 è gestito dal Ministero della cultura tramite il Polo museale della Calabria, dal dicembre 2019 Direzione regionale Musei. Orari e biglietti non sono riportati dalle fonti consultate: vanno verificati.
Nella seconda sala della sezione classica cercate il chiodo di bronzo con un'iscrizione magico-simbolica al dio Aion, recuperato nella zona di Capo Suvero, a Gizzeria Lido: fra gli oggetti di uso quotidiano dell'oikos, la casa greca, è uno dei più curiosi.
Terina fu una città della Magna Grecia fondata dai crotoniati nel V secolo a.C. Secondo alcuni studiosi sorgeva vicino all'odierna Sant'Eufemia Vetere, nel territorio di Lamezia Terme, e qui, in località Iardini di Renda, dal 1997 si scava un abitato con impianto urbano ben definito. Altri la collocano invece sul Piano di Terina, presso Nocera Terinese.
Gli scavi della Soprintendenza hanno riportato alla luce una maglia ortogonale scandita, secondo i canoni greci, da un sistema viario di cui si sono individuate due plateiai parallele, che formano isolati dove sorgevano le abitazioni e, probabilmente, spazi di lavoro artigianale. Le fondazioni erano di ciottoli di fiume, le pareti di mattone crudo e le coperture di tegole legate da coppi; le modifiche sovrapposte all'impianto regolare raccontano i tre secoli di vita della città. Le fonti avvertono che i ritrovamenti sostengono la tesi di Paolo Orsi ma non bastano a collocare con certezza Terina nel comune di Lamezia Terme.
La storia della città, ricca di scali e di risorse, fu movimentata: attaccata dal generale turino Cleandrida, entrata nella Lega Italiota, conquistata dai Brettii dopo il 356 a.C., liberata da Alessandro il Molosso e poi soggetta ad Agatocle, passò a Roma nel 272 a.C. e fu distrutta da Annibale nel 203 a.C. Le sue monete, con la ninfa Terina e la Nike alata, sono considerate all'altezza delle migliori monete greche.
L'area è nella zona di Sant'Eufemia Vetere, a Lamezia Terme. Le fonti consultate non riportano orari né modalità di accesso agli scavi: vanno verificati con il Comune. Un diadema d'oro e un tesoro di gioielli trovati per caso nel 1865 in contrada Terravecchia furono venduti nello stesso secolo al British Museum, dove sono ancora conservati.
Per vedere che cosa restituisce Terina, andate al Museo archeologico lametino, nel complesso di San Domenico a Nicastro: vi sono monete, iscrizioni bronzee e reperti dell'antica città, fra cui un testamento su lamina e una hydria a figure rosse.
Il teatro Grandinetti è un teatro di Lamezia Terme, a Nicastro. Prende il nome dall'imprenditore Francesco Grandinetti, che lo fece costruire, e sulla facciata principale ha una statua di bronzo di Giangiurgolo, personaggio del teatro calabrese.
I lavori cominciarono nel 1935 per volontà di Francesco Grandinetti e il teatro fu inaugurato il 6 gennaio 1946, più di dieci anni dopo. Nel 2010 passò al Comune di Lamezia Terme, che lo ristrutturò e lo riaprì al pubblico.
Nello stesso 2010 fu inaugurata sulla facciata principale la statua bronzea di Giangiurgolo, realizzata dall'artista Maurizio Carnevali. Nel 2014 vi andò in scena l'opera teatrale Vacantiandu, conclusa nell'aprile 2015. Le fonti collegano al teatro anche l'inaugurazione del cinema in città, nel 2015, con il film Romeo and Juliet, girato dal regista lametino Carlo Carlei, noto anche a livello nazionale.
Il teatro è a Nicastro, nel centro di Lamezia Terme. Le fonti consultate non riportano orari di apertura né modalità di prenotazione: vanno verificati con il Comune di Lamezia Terme.
A meno di trecento metri dal teatro, nel complesso monumentale di San Domenico, c'è il Museo archeologico lametino: i due luoghi si possono abbinare in una stessa uscita a Nicastro.
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