Il comune è fatto di tre paesi distinti, e il più giovane è quello che comanda. Simeri, il più antico, sta a 299 metri; Crichi, che è la sede comunale, sta a 465 e dista tre chilometri e mezzo dal primo; poi c'è Simeri Mare, sulla costa ionica, con tre chilometri di spiaggia. Il nome originario era Symari, greco, e veniva dal fiume Simeri che segna il confine a est; a quello si aggiunse più tardi Crichi, dal greco krikos, anello, oppure dal latino ocris, monte sassoso. Simeri è di origine medievale e nella sua zona sono venuti fuori reperti della prima età del ferro e di epoca magnogreca, mentre Crichi fu fondato nella seconda metà del Settecento, pare da un gruppo di contadini di Sellia. Da Simeri veniva Bartolomeo di Simeri, il monaco greco-calabro che fondò il Patirion di Rossano.
Sopra il paese restano i ruderi del castello bizantino, costruito verosimilmente nel decimo secolo in una posizione che domina la valle del fiume e il golfo di Squillace: si conservano quasi intatte la cinta muraria esterna, un'imponente torre cilindrica sul lato nord, una seconda torre a sud e buona parte della cittadella con il Palacium Castri, la sede del potere. La chiesa di Santa Maria dell'Itria fu fondata fra il 1121 e il 1198 sotto i Falluc, ed ebbe fino all'Ottocento il juspatronatus, cioè il diritto di eleggere e ordinare le cariche ecclesiastiche del feudo di Simeri e di godere di rendite esclusive; aveva tre navate e tre altari fino al terremoto del 1744, e nel 1908 il terremoto che distrusse Reggio e Messina le fece crollare la facciata e il tetto. Del convento dei cappuccini, costruito nel 1594 a spese del principe Borgia di Squillace, restano i ruderi: aveva tredici celle, una chiesa monumentale, un noviziato, e serviva anche da ricovero per viaggiatori e mendicanti. Il comune fu riconosciuto nel 1811, e nel 1848 fu riunito spostando il municipio a Crichi.