Il paese sta a 800 metri alle porte della Sila Grande, fra boschi di castagno, faggi e conifere, e il territorio comunale sale fino ai 1813 metri di Serra Stella. Il primo nucleo abitato è del nono secolo e lo fondò un gruppo di profughi cosentini in fuga dalle incursioni saracene. Il rione più antico è quello di via San Biagio, detto anche Pedalina, e fu il primo perché lì sgorga una sorgente che chiamano frisulu, cioè luogo ricco d'acqua: la tradizione racconta che in quel posto paludoso i primi abitanti trovarono un'effigie di san Biagio, gli costruirono una chiesa e lo fecero patrono. Nel rione Nord Viale, che una volta chiamavano ruga d'ì pielli, la strada degli straccioni, le decine di stradine si ramificano come un labirinto — probabilmente per confondere i ladri e poterli prendere — e nella soffitta di una casa ci sono ancora le pignatelle d'ì briganti, buchi foderati d'argilla dove si nascondevano il denaro e gli oggetti preziosi, o più probabilmente si teneva la polvere da sparo al riparo dall'umidità. Sulle porte di alcune case si leggono ancora le date: 1557 in via San Francesco, 1601 in via Croce.
Il convento di San Francesco fu costruito nel 1474 dal santo stesso: cronologicamente è la terza delle sue chiese, dopo quelle di Paola, la sua città natale, e di Paterno, ma è la prima al mondo dell'ordine dei Minimi. Con il riordino amministrativo del generale Championnet, nel 1799, Spezzano divenne comune a sé nel cantone di Cosenza; più tardi fu diviso in Spezzano Grande e Spezzano Piccolo, e nel 1927 i due furono riuniti d'autorità in un solo centro, che prese il nome di Spezzano della Sila. Fra il 1940 e il 1943 il paese fu uno dei 14 comuni della Calabria designati dalle autorità fasciste ad accogliere profughi ebrei in internamento libero: gli internati furono 22, in maggioranza polacchi. Nel settembre del 1943 i 5 che si trovavano ancora qui furono liberati con l'arrivo dell'esercito alleato, e così anche i 14 che nel frattempo erano stati trasferiti a Ferramonti di Tarsia; sfuggirono alla deportazione anche i 3 componenti della famiglia Buchwald, mandati nel 1941 in Lombardia.