Il nome dice esattamente dove si trova: Mesoreacium per i latini e per i bizantini valeva terra fra due fiumi, e i due fiumi sono il Vergari e il Reazio, che scendono ai piedi del monte Giove; per i greci antichi, invece, la stessa parola voleva dire luogo delizioso. Nei secoli il paese si è chiamato anche Reatium, Messurga e Maioraca. Ai suoi abitanti, per aver combattuto al fianco di Crotone contro Locri e per aver soccorso Catanzaro assediata dai francesi, fu attribuito un motto di fedeltà che è anche un anagramma esatto del nome del paese: Sarà Meco.
Nel 1527 una congiura alimentò qui una rivolta contadina contro i Caracciolo, feudatari del luogo, provocata dal malcostume del signore e dall'esercizio dello ius primae noctis: parte della famiglia fu sterminata e si salvarono solo le figlie Isabella e Porzia, fuggite a Catanzaro. La rivolta fu repressa dal principe Ferrante Spinelli, che poi sposò Isabella per rimettere in piedi il feudo. Mesoraca racconta anche la storia di Sara Rossi, di una famiglia nobile del posto, deportata dai turchi insieme ad altre compaesane: il sultano se ne innamorò e lei, in cambio della propria mano, chiese di poter conservare la sua fede. Divenuta sultana, mandò al paese natale ingenti somme perché si ingrandisse il convento dei domenicani. Quel denaro a Mesoraca non arrivò mai: fu speso a Napoli per altri lavori.
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