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🖼️ Musei

Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria

📍 Reggio di Calabria, Calabria · 67/100

Il 16 agosto del 1972 un sub romano in vacanza vide un braccio uscire dalla sabbia a otto metri di profondità davanti a Riace, e pensò a un cadavere: erano due guerrieri di bronzo greci del quinto secolo avanti Cristo, alti quasi due metri, con gli occhi di avorio e i denti d'argento, arrivati interi attraverso venticinque secoli di mare. Da allora questo museo è la loro casa, e Reggio Calabria, per il mondo, è la città dei Bronzi. Ma il museo esisteva già, nato dopo il terremoto del 1908 per volontà di Paolo Orsi, e il palazzo di Marcello Piacentini, cominciato nel 1932 con le monete delle città greche scolpite in facciata, fu il primo edificio italiano progettato apposta per essere un museo: dentro c'è tutta la Magna Grecia, e i Bronzi sono solo l'ultima sala.

Cosa vedere

I Bronzi, prima o dopo, ma con calma: si entra a gruppi piccoli attraverso una sala di prefiltraggio, e poi si sta soli con loro. Il Bronzo A, il giovane, con la testa girata e la bocca aperta come se stesse per parlare, e il Bronzo B, più vecchio, più stanco, con l'elmo che non c'è più e la spalla che pende; i capelli a riccioli, le labbra di rame, le vene sulle mani. Nessuno sa chi siano, forse due dei Sette contro Tebe, forse due eroi di un gruppo votivo, e non importa: sono l'unica occasione di vedere da vicino la scultura greca originale del tempo di Fidia, non una copia romana.

Nella stessa sezione la Testa del Filosofo di Porticello, un ritratto di un uomo vero, barba e rughe, del quinto secolo, il più antico che esista; e la Testa di Basilea, tornata a casa. Sopra, ai piani, Locri Epizefiri con i pinakes, le tavolette di terracotta con il ratto di Persefone, migliaia di ex voto delle donne al santuario, i Dioscuri che scendono da cavallo, le tavole di bronzo dell'archivio del tempio di Zeus, il cavaliere Marafioti portato da una sfinge; il Kouros di Reggio, di marmo, trovato sotto la stazione; la preistoria calabrese con il bue inciso di Papasidero; le monete d'argento delle colonie. Sulla terrazza, lo Stretto e la Sicilia davanti.

La visita

Il museo è in piazza De Nava, in cima al corso Garibaldi, dieci minuti dalla stazione centrale e due dal lungomare; museo statale autonomo con biglietto proprio, chiuso il lunedì, aperto fino a sera; nei periodi di folla l'ingresso ai Bronzi è contingentato e conviene prenotare. Due ore, tre con la terrazza e il bar. Il lungomare Falcomatà, il più bello d'Italia secondo D'Annunzio, è a due passi per dopo.

Il consiglio della redazione

Fate i Bronzi due volte: subito all'arrivo, quando la sala è vuota, e di nuovo alla fine, dopo aver visto Locri e i pinakes, perché a quel punto capirete da dove vengono e li guarderete diversamente. E davanti al Bronzo B fermatevi sul braccio destro: era stato rifatto già in antico, con una lega diversa, ed è la prova che anche i greci restauravano.

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