Il nome viene dal germanico cesine, la selva cedua, cioè la terra dissodata per fare spazio alle case e ai campi. L'origine dell'abitato è longobarda ed è legata alla crescita della vicina Atripalda, con cui Cesinali ha condiviso per secoli padroni e vicende: Filangieri, Carafa, Caracciolo. Anche la sua autonomia ha avuto un'interruzione: nel 1927 il paese fu accorpato al comune confinante di Aiello del Sabato, e tornò indipendente solo nel 1950. La chiesa madre di San Silvestro papa, con la facciata a capanna, è della seconda metà del Cinquecento, e San Rocco era una cappella funeraria prima di essere ricostruita nel Settecento.
Quello che vale la pena conoscere, qui, è il calendario. A carnevale si rappresenta la Zeza; il Sabato santo c'è la Rosammarina, cioè la consegna alle famiglie del paese, accompagnata da canti tradizionali, di un ramo di conifera addobbato con agrumi, come augurio per la Pasqua che sta per arrivare; e il Venerdì santo, dagli anni sessanta, una compagnia di attori amatoriali mette in scena la Passione, su un testo dello scrittore Carmine Fernando Venezia. Dal 1997 esiste in paese anche una compagnia teatrale stabile, con stagioni e corsi di recitazione, e d'estate la frazione di Villa San Nicola ospita un festival musicale. I campi sono soprattutto vigne e noccioleti.