Questo paese porta il santo di qualcun altro. Nato intorno al sesto secolo sotto i longobardi, si chiamava Tre Torri; poi un violento terremoto distrusse il vicino villaggio di Sant'Anastasio, che stava fra Casapesenna e le Tre Torri, e i superstiti si trasferirono qui. Con loro arrivò gente da più lontano, e in particolare gli abitanti di Piedimonte d'Alife, il cui patrono è san Marcellino prete e martire. Il villaggio si ingrandì parecchio e, quasi certamente per la pressione dei nuovi arrivati, si mise sotto la protezione del loro santo e cambiò nome: da Tre Torri a San Marcellino. La chiesa madre, dedicata a lui, fu costruita nel 1125 sopra una cappella preesistente.
Il paese stava su un confine, fra i ducati longobardi di Capua e di Napoli, e proprio per questo godette di una certa autonomia fino all'arrivo di Rainulfo Drengot, il normanno che fondò Aversa. Nell'862 San Marcellino fu al centro di uno scontro fra Landone II e Paldone; le discordie continuarono e i confini di Napoli finirono per comprendere Lusciano, Frignano e San Marcellino, tanto che la Liburia si divise in due — quella ducale, napoletana, di cui il paese faceva parte, e quella longobarda di Capua. La campagna aveva nomi propri, il campo di Sant'Arcangelo, quello di San Giovanni, quello del Monaco, e una via pubblica attraversava la contrada Bignola presso la località Cucumari, chiamata così perché ci si coltivavano i cocomeri. Nel 1927, soppressa la provincia di Terra di Lavoro, il comune fu accorpato all'odierna Trentola Ducenta e il suo territorio ridotto a vantaggio dei vicini: fu ricostituito nel 1946.