Il giorno dell'eruzione le terme più frequentate di Pompei erano chiuse per lavori. Il terremoto del 62 le aveva danneggiate, il cantiere era ancora aperto quando il Vesuvio si svegliò, e l'edificio finì sotto la cenere così com'era, a metà di un restauro. Sono le terme più antiche della città: le prime strutture risalgono a quattro secoli prima dell'era cristiana.
Cosa vedere
Al centro c'è la palestra porticata, con le colonne rivestite di stucco spesso dopo il sisma, per rimetterle in piedi. A occidente la piscina, con due vasche più piccole dove gli atleti si lavavano; a oriente le sale del bagno, divise in un settore maschile e uno femminile, con il tepidario e il calidario per ciascuno, e le donne che non avevano alcun passaggio verso la palestra.
Il pavimento delle sale calde poggiava su pile di mattoni, in modo che l'aria scaldata dalle fornaci passasse sotto e salisse nelle intercapedini dei muri: è il riscaldamento romano, e qui si vede smontato. Restano gli stucchi dell'ingresso e del portico, con Giove seduto, Dedalo che costruisce le ali per Icaro e Ila rapito dalle ninfe, e nello spogliatoio degli uomini gli amorini e le armi.
La visita
Le terme sono all'incrocio fra via dell'Abbondanza e via Stabiana, al centro degli scavi, dieci minuti dall'ingresso di porta Marina; si entra con il biglietto del parco archeologico, e alcuni ambienti possono essere chiusi a rotazione. Tre quarti d'ora.
Il consiglio della redazione
Cercate i pilastrini di mattoni sotto il pavimento crollato delle sale calde: sono alti come un avambraccio e servivano a tenere il pavimento sospeso sopra il vuoto. Guardare quel vuoto è il modo più concreto per capire che i romani scaldavano gli edifici dal basso, e che questa non era una vasca ma una macchina.
