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⛪ Chiese e santuari

Tempio di Iside

📍 Pompei, Campania · 65/100

Quando i Borbone lo scavarono fra il 1764 e il 1766 era il tempio meglio conservato di Pompei, e mezza Europa venne a vederlo: un santuario egizio intatto, con i colori sulle pareti, gli oggetti del culto ancora al loro posto e le ceneri dell'ultimo sacrificio sull'altare. Fra i visitatori ci fu un ragazzo di quattordici anni, Wolfgang Amadeus Mozart, e chi conosce il Flauto magico riconosce qui la scena. Il tempio era del secondo secolo avanti Cristo; il terremoto del 62 lo distrusse e lo ricostruì Numerio Popidio Ampliato, un liberto ricco, intestando l'opera al figlio Celsino di sei anni, perché il bambino entrasse nel consiglio della città: l'iscrizione sulla porta lo dice senza pudore.

Cosa vedere

Il cortile porticato con la cella al centro, alzata su un podio a cui si sale per una scalinata: dentro c'era il banco con le statue di Iside e Osiride, e dietro una nicchia con un Dioniso. Sulla sinistra della scala, l'altare principale, dove furono trovate le ossa bruciate dei sacrifici. Nell'angolo, il purgatorium, la piccola edicola sotterranea che custodiva l'acqua sacra, portata dal Nilo o fatta passare per tale, con gli stucchi azzurri e gialli e le figure dei sacerdoti in processione.

Poi le stanze intorno: l'ekklesiasterion, dove la comunità si riuniva e banchettava, con il pavimento a mosaico bianco e nero; il sacrarium, dove si tenevano i paramenti, con il bue Api e Osiride in trono dipinti su fondo bianco; l'appartamento dei sacerdoti, la cucina, il triclinio. Le pitture furono staccate tutte nel Settecento e sono al Museo archeologico di Napoli, che gli ha dedicato una sala: paesaggi del Nilo, coccodrilli, ibis, sacerdotesse, e il mito di Io. Qui restano i muri, il podio e la forma esatta di un culto orientale in una città italiana.

La visita

Il tempio è nella zona dei teatri, vicino al teatro grande e alla palestra sannitica, dieci minuti dall'ingresso di Porta Marina; è compreso nel biglietto degli scavi, con gli orari del parco. Un quarto d'ora. Per capirlo davvero bisogna vedere anche la sala isiaca del Museo di Napoli, dove sono finiti gli affreschi e gli oggetti.

Il consiglio della redazione

Leggete l'iscrizione, o la sua traduzione sul cartello: un padre che ricostruisce un tempio a proprie spese e lo fa intestare a un bambino di sei anni per comprargli una carriera politica è la cosa più contemporanea che Pompei abbia da dire. Poi scendete nel purgatorium e state un minuto al fresco: l'acqua del Nilo era la ragione per cui la gente veniva qui.

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