In piazza Duomo, sulla colonna d'angolo della Loggia, è ancora incisa la Macia: è un'unità di misura di lunghezza, quella con cui anticamente si controllavano le merci negli scambi. Chi comprava e chi vendeva potevano andare lì e verificare, perché il metro era di pietra e stava in pubblico. Spilimbergo era esattamente questo, un luogo di commercio oltre che una piazzaforte, cresciuto grazie all'arrivo di gente da fuori — lombardi, toscani ed ebrei — che ne fecero aumentare rapidamente la popolazione. Nel 1284 il conte Walterpertoldo II fece iniziare il Duomo, uno dei più begli edifici romanico-gotici del Friuli, e nel 1326, per iniziativa dei conti Bregonia e Bartolomeo, la giurisdizione si diede addirittura un proprio corpo di leggi, lo Statuto della Terra di Spilimbergo.
Il castello che dà il nome al paese — castrum de Spengenberg, dai conti carinziani che vi si insediarono — fu attaccato e incendiato nel 1511, durante la guerra della Lega di Cambrai, e poi ricostruito in forme rinascimentali. Dentro c'è il palazzo Tadea, portato a termine nel 1566 da Tadea, vedova del conte Bernardino, che gli ha lasciato il proprio nome. In quegli stessi decenni Bernardino Partenio fondò qui un'accademia per lo studio del latino, del greco e dell'ebraico, in un paese dove gli ebrei erano arrivati da tempo. La vocazione per la pietra lavorata non si è mai interrotta: nel Novecento è nata la Scuola mosaicisti del Friuli, intitolata a Irene di Spilimbergo, che porta qui allievi da tutto il mondo. Il terremoto del 1976 devastò il patrimonio storico e artistico della città e costò una vittima.