Valvasone è cresciuta attorno al suo castello, e il castello sta lì per una ragione: controllare il guado del Tagliamento. Nel 1218 il maniero era tenuto per il patriarca di Aquileia da Ulvino e Bonfante, capostipiti della prima famiglia feudale, che nel 1268 fu sterminata durante la rivolta di Corrado da Valvasone; il patriarca affidò allora la zona a Walterpertoldo di Spilimbergo, che nel 1273 rifece le opere lungo il fiume, e nel 1292 il patriarca Raimondo della Torre passò il potere a Simone di Cucagna. La parte più interessante è come fu costruito il paese: prima del 1300 i nobili decisero di cingerlo di mura di pietra, e per riuscirci lottizzarono il terreno urbano e lo diedero agli artigiani e ai bottegai. Le mura, insomma, furono pagate con i lotti da costruire. Davanti al ponte levatoio alzarono la loggia pubblica, presso la torre delle Ore scavarono un pozzo, e negli anni cinquanta del Trecento allargarono l'abitato: ne è venuto fuori uno dei più bei esempi di urbanistica medievale del Friuli occidentale, oggi fra i borghi più belli d'Italia.
Nella vecchia parrocchiale di San Lorenzo, che è del Duecento-Trecento, c'è un affresco singolare: la diavolessa incatenata. Gli storici lo considerano importante per la storia della peste del 1348, quella che attraversò tutta l'Europa — il male incatenato e dipinto sul muro, come si fa con le cose che non si possono fermare in altro modo. Nella località di Pras di Sora, nel 1996, è stata scoperta una necropoli romana. Il comune, invece, è nuovo di zecca: Valvasone Arzene esiste dal primo gennaio 2015, nato dalla fusione dei due comuni, i cui centri abitati erano già attaccati l'uno all'altro. Lo stemma, concesso nel 2017, mette insieme i due vecchi emblemi, Arzene sopra e Valvasone sotto; e lo statuto ha risolto la questione più delicata con un compromesso che dice tutto: la sede legale sta a Valvasone, ma il consiglio comunale si riunisce nell'ex municipio di Arzene.