Mortegliano

Provincia: Udine · Regione: Friuli-Venezia Giulia · Abitanti: 5.045 · CAP: 33050

Il Cormor attraversa l'abitato, e a prima vista sembra un fiume di risorgiva, con una portata perenne e una temperatura dell'acqua quasi costante; in realtà scende dalle pendici dell'anfiteatro morenico, alimentato dalle acque meteoriche dei rilievi, e lungo tutta l'alta pianura il suo solco è pressoché asciutto per buona parte dell'anno, tranne quando piove forte. Un opuscolo del 1899 riporta il soprannome che la gente gli aveva dato, e quel soprannome è il nome: corre e muore, da cui Cormor. Eppure il venti settembre 1920 quel torrente, superata la stretta di Pozzuolo, si aprì a ventaglio e sommerse Santa Maria di Sclaunicco, Lestizza, Talmassons e Flumignano. Spostarlo è stato necessario più di una volta: nel 1543 fu canalizzata la roggia di Pozzuolo, che garantendo un apporto d'acqua costante permise di irrigare i campi. Gli appezzamenti sono delimitati da filari di gelsi — morâr — che una volta servivano a nutrire i bachi da seta, e i campi sono di granturco, e lo sono da secoli.

Il nome è romano, da un Murtelius che era probabilmente un antico colono di qui, e la prima volta che il posto compare in un documento è nel 1247, come Mortellanum, fra le pievi soggette a tassazione da parte del patriarca di Aquileia. Molto prima, quando le invasioni e le epidemie avevano svuotato le campagne, i patriarchi avevano fatto una cosa che vale la pena sapere: per ripopolare questi campi ricorsero a immigrazioni forzate di popoli slavi, a volte fondando insediamenti nuovi — il vicino comune di Basiliano fu uno di quelli, e se n'è tenuto la memoria nel nome, Pasian Schiavonesco, fino al 1923. A Mortegliano i nuovi arrivati lasciarono invece un quartiere: il Borc Sclavs, lungo l'attuale via Marconi, dove fra il dodicesimo e il tredicesimo secolo si riunirono le famiglie venute dalle terre slave. Nel 1309, nella lotta fra il conte di Gorizia e il patriarca, bande armate guidate da un conte slavo, Giovanni Babanic, cognato del conte di Gorizia, entrarono nel paese, lo saccheggiarono, lo incendiarono e lo conquistarono — e quello fu l'unico fatto di rilievo di tutta l'invasione dei goriziani, che pure aveva costretto il patriarca Ottobono a fuggire da Udine verso Bologna. La ferocia usata a Mortegliano fu giudicata così pericolosa che Ottobono si affrettò a trattare un accordo col conte di Gorizia già l'anno dopo. Sul terreno leggermente sopraelevato dell'attuale piazza San Paolo c'era una chiesa; fu demolita nel 1490 per far posto a una più grande, e quella fu demolita nel 1864 per far posto al duomo che c'è adesso — e accanto al duomo sta il campanile, alto centotredici metri, il più alto d'Italia.

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Festa patronale Tra 103 giorni

La Conversione di san Paolo, patrona del Sigillo d'oro

📅 Ogni anno, il 25 gennaio, con il premio Sigillo d'oro di San Paolo

Mortegliano festeggia la Conversione di san Paolo il 25 gennaio. Dal 1990 circa, in quella data, viene assegnato il premio «Sigillo d'oro di San Paolo» a personalità e associazioni del paese.

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