Nel luglio del 1944 questo territorio finì dentro l'operazione Ataman: gli occupanti nazisti insediarono in Carnia decine di migliaia di cosacchi, arrivati con le loro famiglie, per usarli contro i partigiani. I reparti cosacchi ribattezzarono Trasaghis con il nome di Novorossijsk. Poi, il 2 maggio 1945, a guerra ormai finita, alcuni reparti tedeschi in ritirata attaccarono la frazione di Avasinis e ne massacrarono parte della popolazione: furono uccisi cinquantuno civili. Trent'anni dopo arrivò il terremoto del 1976, che buttò giù gran parte del paese, compresa la chiesa di Santa Margherita: se ne è salvato soltanto il campanile, e le rovine sono ancora lì accanto alla chiesa nuova. Si salvò anche, gravemente danneggiata, la chiesetta di San Michele dei Pagani a Braulins, nata probabilmente in epoca longobarda e restaurata nel Duecento dagli abitanti del castello di Bragolino: la piccola abside semicircolare, in pietra squadrata, ha le caratteristiche di quel secolo.
Tutto il resto è stato ricostruito: il municipio, su progetto di Arnaldo Zuccato, e la chiesa di San Bartolomeo ad Alesso, inaugurata nel 1988; ad Avasinis, nel 2000, il pittore ungherese Mészáros György ha affrescato il soffitto della chiesa di San Nicolò. A Peonis, in via Chianet, si conserva un trittico devozionale della seconda metà del Settecento, attribuito a Biagio Cestari di Osoppo: al centro la Madonna con il Bambino adorata da sant'Antonio da Padova, ai lati san Giovanni Battista e san Domenico. E Avasinis, il paese della strage, oggi è conosciuto per un'altra cosa: la festa del lampone e del mirtillo. I frutti crescono selvatici sulle salite intorno, le donne del paese li raccolgono all'alba d'estate e li trasformano in confetture, grappe, sciroppi ed elisir, che qui si facevano già nell'Ottocento. Ad Alesso, sulla riva del lago di Cavazzo, il 14 agosto ci sono i fuochi d'artificio; a Trasaghis la sagra è quella dei cais, le lumache prese sul colle Montisel, con tanto di corsa aperta a tutte le età.