Altri punti di interesse
-
Castrum Inui
Castrum Inui è un sito archeologico alla foce del Fosso dell'Incastro, sulla costa di Ardea, in località Le Salzare. Rimase sepolto per secoli sotto una duna costiera alta circa nove metri e mezzo, finché gli scavi della Soprintendenza, diretti da Francesco Di Mario nei primi anni Duemila, hanno riportato alla luce un santuario attivo dal VI secolo a.C., un castrum fortificato di età medio-repubblicana e una stazione marittima di età imperiale. La scoperta delle mura ha permesso di identificarlo con il Castrum Inui citato da Virgilio nell'Eneide tra le città fondate dai discendenti di Enea; il nome viene da Inuo, oscuro dio latino che gli antichi assimilavano a Pan.
Cosa vedere
Nell'area sacra c'è il tempio B, ricostruito più volte: la prima fase è del 530-520 a.C., la seconda dei primi del V secolo, con terrecotte che raffigurano un'Amazzonomachia e guerrieri con elmo ornato di corna, e l'ultima della prima metà del III secolo a.C., un tempio italico su alto podio intatto con cinque gradini. Davanti ci sono due altari in peperino orientati in modo diverso, uno verso il tramonto sul mare e l'altro verso oriente. Di fronte, rivolto a nord-est, sta il piccolo tempio A, il cui frontone aveva un altorilievo con Minerva seduta, armata di elmo e scudo.
In età augustea si aggiunse un sacello di Esculapio, con pavimento a mosaico e una statua del dio con il bastone e il serpente. Il recinto del castrum, in blocchi di tufo con una porta verso il mare, fece parte dei presidi costieri romani; a nord, la stazione marittima comprendeva una sala da banchetto riscaldata sul mare, terme, magazzini lungo il fiume e approdi.
La visita
Grazie al seppellimento sotto la duna le strutture sono molto ben conservate. Aperture e visite guidate vanno verificate con gli enti che gestiscono il sito.
Il consiglio della redazione
Secondo l'archeologo Mario Torelli il santuario sarebbe il luogo dello sbarco di Enea descritto da Dionigi di Alicarnasso, con i due altari su cui l'eroe avrebbe compiuto il primo sacrificio: un'ipotesi che ha trovato consensi ma anche obiezioni tra gli studiosi.
-
Museo Giacomo Manzù
Il Museo Giacomo Manzù è un museo statale di Ardea dedicato allo scultore bergamasco, che qui visse e lavorò. La raccolta fu pensata nel 1965 dalla moglie Inge Schabel con il Comitato Amici di Manzù, di cui faceva parte Cesare Brandi; il cantiere cominciò nel marzo 1967 e la raccolta fu inaugurata il 22 maggio 1969. Secondo le fonti fu il primo museo in Italia dedicato a un artista ancora vivente. Nel 1979 Manzù donò le opere allo Stato, e il museo fu aperto al pubblico come sede della Galleria nazionale d'arte moderna l'11 aprile 1981, alla presenza del presidente Sandro Pertini.
Cosa vedere
Il museo conserva 461 opere: una novantina di sculture, tra cui 72 bronzi, due grandi opere in ebano e una in alabastro, oltre a medaglie, 55 gioielli e 334 opere grafiche, tra disegni, incisioni e bozzetti per il teatro. Tra i temi ricorrono la danza, con Passo di danza, e la figura femminile, con Ballerina, Pattinatrice e Striptease; c'è il grande gruppo in bronzo degli Amanti, del ciclo cominciato nel 1965, di cui il museo ha sette esemplari.
Ci sono anche i bassorilievi preparatori per le porte in bronzo del Duomo di Salisburgo e della chiesa di San Lorenzo a Rotterdam. Nel giardino intorno all'edificio sono esposte alcune sculture, come Nastro, dall'andamento curvo e sinuoso.
La visita
Il museo fa parte della Direzione musei nazionali di Roma; orari e ingresso vanno verificati sul sito ufficiale.
Il consiglio della redazione
Manzù, morto nel 1989, fu sepolto per sua volontà nel parco del museo nel 1992; nel 2021, per decisione dei figli, i resti sono stati spostati nella casa di famiglia a Colle Manzù, nel vicino comune di Aprilia, accanto alla moglie.
-
Torre San Lorenzo
La torre di Tor San Lorenzo si alza nella frazione omonima di Ardea, a un centinaio di metri dal mare, ed è considerata una delle più antiche torri costiere del Lazio. La Camera Apostolica ne avviò la costruzione intorno al 1570, su invito di papa Pio V, per difendere la costa dalle incursioni dei pirati barbareschi; la commissionò Ascanio Caffarelli, proprietario della tenuta e della chiesa paleocristiana di San Lorenzo, da cui la torre prende il nome. La località compare già nel 1074 in una bolla di papa Gregorio VII, tra i beni della basilica di San Paolo fuori le mura.
Cosa vedere
La torre è alta circa trenta metri, con base quadrata e pareti inclinate; alle mura si arrivava con una rampa dotata di ponte levatoio, e in cima c'era la piazza d'armi, raggiunta da una rampa a gradini in muratura. Da lassù i soldati sorvegliavano il mare per avvistare navi sospette. Faceva parte di un sistema di dodici torri lungo il litorale laziale, e secondo le fonti era considerata la più imponente di quelle sul litorale romano, tanto che i corsari turchi la chiamavano la Pomposa.
Intorno si stende un tomboleto con dune alte fino a dieci metri, coperte di fitta macchia mediterranea; sulle spiagge a nord crescono portulache rare e il giglio di mare, specie protetta. La torre fu danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.
La visita
La tenuta di San Lorenzo passò nei secoli ai Caffarelli, ai Bartoli e ai Pallavicini. Eventuali visite vanno verificate con la Pro Loco di Tor San Lorenzo, attiva dal 1997.
Il consiglio della redazione
Nel 1979, in località Spiagge di San Lorenzo, a circa 500 metri dal mare, furono trovati centinaia di frammenti di ceramica preistorica: un insediamento sorgeva ai bordi dell'antica laguna costiera.
Tour ed esperienze a Ardea
Salta la fila e vivi il meglio con una guida: biglietti e tour selezionati.
Alcuni link possono generare una commissione per BigItalia, senza costi aggiuntivi per te.
Continua la guida di Ardea
Nei dintorni di Ardea
Le destinazioni raccontate dalla nostra redazione più vicine, con la distanza in linea d'aria.