Il nome del fondatore è saltato fuori da un muro in Sicilia. Fra i frammenti di intonaco trovati nel 1969 a Taormina, nel ginnasio dell'antica Tauromenion, si parla di Fabio Pittore e gli si attribuisce il racconto dell'arrivo in Italia, dopo la guerra di Troia, di un certo Lanoios, che nel Lazio avrebbe fondato una città destinata a prendere il suo nome. Appiano, invece, attribuisce la fondazione a Diomede, signore di Argo. Le fonti antiche datano tutto agli anni subito dopo Troia; l'archeologia, sul colle San Lorenzo, non trova nulla di più antico del nono secolo avanti Cristo. Lanuvium fu uno dei trenta populi della lega latina e combatté più volte contro Roma perdendo quasi sempre: dopo la sconfitta definitiva del 338 a.C. perse l'indipendenza, ma già nel 332 riottenne un trattamento di privilegio e la cittadinanza con diritto di voto, in cambio di lasciare che i romani amministrassero metà dei proventi del santuario di Giunone Sospita.
Un documento del 599 elenca uno per uno i fondi del territorio, e i nomi dicono ancora di chi erano: il fondo Solonio, dove passò l'infanzia l'attore lanuvino Roscio Comedo; il fondo Antonianus, dalla villa degli imperatori Antonino Pio e Commodo, nativi di Lanuvio; il fondo Cassianus, da un possedimento di Cassio Longino, uno dei cesaricidi; e il praedium Troianum, che rimanda alle origini troiane della città. Un altro elenco, del 1244, fa lo stesso per il medioevo e lascia capire che allora tutta l'area a sud del paese era un immenso acquitrino.