Cosa vedere · Ladispoli

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  • Torre Flavia

    Torre Flavia, a Ladispoli, è una torre di avvistamento e di difesa costiera costruita nel medioevo sopra una struttura di età romana, forse una villa: ancora negli anni Trenta, nei giorni di bassa marea, se ne intravedevano alcuni muri. Faceva parte del sistema di torri del litorale laziale, con la torre Perla di Palidoro, la torre Saracena di Santa Severa e quelle di Palo e di Santa Marinella. Tra il 1568 e il 1581 la fece restaurare e potenziare il cardinale Flavio Orsini, da cui prende il nome, dentro il programma di difesa del litorale dei papi Pio IV e Pio V.

    Cosa vedere

    La torre ha una base bassa, segnata da una cordonatura in calcare. La muratura è un nucleo in cementizio rivestito da una cortina regolare di laterizio, rinforzata agli spigoli con blocchi di calcare travertinoso. In origine si entrava al primo piano, con rampe di scale; solo più tardi fu aperta una porta nella scarpa, in asse con quella originaria. Si vedono ancora bene le aperture riservate ai cannoni, simili a finestre.

    Quello che resta è un rudere. Nel 1943, durante la guerra, la torre fu danneggiata gravemente e perse del tutto i piani superiori. Negli ultimi anni l'erosione dell'alta marea ha fatto il resto, nonostante la fila di frangiflutti messa negli anni Settanta: le quattro pareti originali si sono rotte in otto tronconi, che si stanno separando sempre di più.

    La visita

    L'interno non è più visitabile, per i danni subiti. La torre dà il nome al monumento naturale Palude di Torre Flavia.

    Il consiglio della redazione

    Per un pezzo la torre non ebbe cannoni: in un documento del 1603 il comandante Curzio Gallacci raccomandava di mandarle due pezzi d'artiglieria. Nel 1631 l'armamento c'era, un falconetto, due mortaletti, due moschetti e una spingarda. Un secolo dopo il duca di Bracciano provò a trasferirvi la guarnigione della torre di Palo, per fare di quella la sua residenza: la Camera Apostolica rifiutò e, forse per ripicca, ridusse i soldati di Torre Flavia da cinque a tre.

  • Villa di Pompeo

    La cosiddetta Villa di Pompeo è un sito archeologico di Marina di San Nicola, frazione di Ladispoli: i resti di una villa romana presso la spiaggia, tra via Venere, via Alsium e via Mercurio. Le strutture più antiche risalgono al I secolo a.C. e all'età augustea, e la villa rimase in uso per tutta l'età imperiale, si ritiene fino al IV o al V secolo. La tradizione vuole che fosse appartenuta a Gneo Pompeo Magno, e da qui viene il nome, ma prove certe non ce ne sono.

    Cosa vedere

    Della villa restano i portici con le colonne in mattoni e alcuni ambienti decorati, con muri in opera reticolata e laterizia e pavimenti a mosaico. C'è poi il criptoportico, un lungo corridoio con piccole finestre dette «a gola di lupo», affacciate sul mare, che filtrano la luce: serviva a passeggiare al riparo dal sole forte.

    Un settore della villa è occupato da una turris, un edificio terrazzato con la vista sul mare: era la zona in cui il padrone di casa si ritirava nelle ore di riposo, e un portico la collegava direttamente alla spiaggia. Vicino alla struttura principale ci sono anche ambienti di uso commerciale e un piccolo porto con banchine.

    La visita

    Il criptoportico non è accessibile al pubblico. Nel novembre del 2004 il Comune di Ladispoli decise di stanziare fondi per il restauro del sito; le modalità di accesso all'area sono da verificare.

    Il consiglio della redazione

    In una zona della villa ricca di marmi stava un'erma bifronte del II secolo d.C., detta Erma di Marina di San Nicola: oggi si vede a Roma, al Museo nazionale etrusco di Villa Giulia. Sul posto, invece, c'è una torretta di avvistamento della seconda guerra mondiale, in cemento, costruita riutilizzando in parte i materiali antichi della villa.

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