Fino al 1907 il paese si chiamava Magliano Pecorareccio, e l'aggettivo diceva quello che si faceva qui: pascolare. Magliano viene invece dal latino Mallianus o Manlianus, il nome che indicava l'appartenenza di un fondo agricolo. Il paese è diventato comune solo nel 1958, quando smise di essere una frazione di Campagnano di Roma. Le pecore, intanto, sono rimaste nel calendario: la terza domenica di aprile in piazza si alza la capanna del pecoraro, e davanti a tutti si lavora il latte di pecora fino a farne formaggio.
In località Casale c'è la grotta degli Angeli, un sepolcro etrusco scavato nel tufo poi trasformato in cappella cristiana: una navata sola, volta a botte, tre arcate su colonne ricavate nella roccia. Nel XII secolo il soffitto fu coperto di pitture con la natività e l'annuncio ai pastori, che in un paese di pastori doveva dire qualcosa, l'adorazione dei magi e la presentazione al tempio; nel 1939 gli affreschi furono staccati per conservarli e oggi stanno nella chiesa di San Giovanni Battista, nel centro storico. Il castello, oggi Arnaldi e prima Orsini, fu costruito fra Trecento e Quattrocento per controllare la valle Nocchia, e conserva il portale bugnato, lo scalone e i camini. Il paese fu distrutto nel 1241 dai viterbesi ghibellini. Alla Mola, ai margini del parco di Veio, il torrente fa una cascata e restano le rovine del mulino che macinava il grano fino a metà del secolo scorso.