Il castello di Savignone non ha più tetti né sale: quello che resta è un recinto murario su un roccione di puddinga, il conglomerato di Savignone, la roccia che dà il nome al posto, 150 metri sopra il paese, nell'alta valle Scrivia. Lo si data di solito al 1207, quando i Tortonesi lo fondarono e vi misero come castellano un certo Ogerio, in carica fino al 1210; documenti più antichi, la bolla di Adriano IV e il privilegio di Federico Barbarossa, fanno però sospettare che qui ci fosse già qualcosa.
Cosa vedere
Il pezzo forte è la torre a sud, con pianta a ferro di cavallo: rettilinea verso l'interno, circolare verso l'esterno, massiccia, pensata per reggere l'urto delle prime bocche da fuoco. Al piano superiore si apre un finestrone, al piano dei sotterranei una cannoniera; dentro restano un tratto di scala e gli incavi dei camini al primo e al secondo piano. La stessa idea era stata applicata alle quattro torri del vicino castello di Montoggio, rifatto da Sinibaldo Fieschi, e prima ancora alle fortezze genovesi della Briglia e del Castelletto.
Dall'altro lato non serviva nulla: la difesa la faceva il precipizio. Al centro del recinto sta il cortile, la piazza scoperta dove si radunavano i militi, e ci si arriva da una scala angusta che sale dai sotterranei. Questi sono scavati nella puddinga: uno stanzone riservato ai soldati, chiuso su due lati dal muraglione perimetrale, e una cisterna per l'acqua. A nord si riconoscono i resti dell'abitazione padronale, con le finestre aperte molto in alto.
La visita
Il castello è di proprietà comunale ed è visitabile; ci si arriva a piedi dal borgo, sempre in salita. I ruderi sono tutelati dal 1910, quando una nota ministeriale impose il vincolo ai marchesi Crosa di Vergagni, ultimi proprietari privati ed eredi dei Fieschi. Un cantiere di consolidamento fra il 2007 e il 2013, finanziato con fondi europei regionali, ha messo in sicurezza l'ingresso a volta a botte, il cortile e la torre; dal 2015 il sito ospita eventi storici e un percorso didattico curato dal naturalista Ugo De Cresi con il gruppo Zampe libere.
Il consiglio della redazione
Consigliamo di salire con in testa una data: il 1256, quando Giacomo Fieschi, conte di Lavagna, firmò con l'impresario Runfredo de Sena il contratto per i lavori al castello. I Fieschi lo tennero più a lungo di qualsiasi altra casata, dopo che nel 1242 il podestà di Genova Corrado di Concesso aveva strappato la fortezza a Guglielmo Spinola, andato a offrirsi a Federico II. Da lassù l'accanimento si spiega: di qui passava la strada per l'Oltregiogo e i feudi imperiali, e chi teneva il roccione teneva il passaggio.
