L'oratorio di San Sebastiano nacque ad Altare come voto contro la peste: fu costruito con ogni probabilità nella prima metà del Seicento, subito dopo l'epidemia che colpì la popolazione fra il 1628 e il 1631, in forme fra il tardo Rinascimento e il Barocco. Culto non ne ospita più. Nel 1972 l'edificio è stato ridotto a uso profano e oggi è proprietà privata; la statua lignea del santo titolare, di circa il 1900, è stata trasferita nella parrocchiale.
Cosa vedere
Si guarda da fuori, dalla piazza che porta il suo nome, e conviene partire dal campanile: non è quello originale e non sta nemmeno dalla parte giusta. Il primo sorgeva a destra, ma il violento terremoto del 1887 che colpì la Liguria ne impose la demolizione, e il sostituto fu tirato su sul lato sinistro.
La facciata è stata rimaneggiata nel 1909 insieme ad altre parti dell'edificio, quindi delle forme secentesche resta l'ossatura più che il dettaglio. C'è però un segno preciso e databile: una croce di legno, murata nel 1926 in ricordo di una missione rurale predicata dai frati cappuccini in occasione dell'anno santo del 1925.
La visita
L'ex oratorio non si visita: è in mani private, e piazza San Sebastiano è tutto quello a cui si ha accesso. Bastano pochi minuti, ed è comodo perché il centro storico di Altare è piccolo e si gira interamente a piedi.
Il consiglio della redazione
Se vi interessa il vetro, questo edificio è la tappa zero. Fino al 2004 ospitò in via provvisoria il museo dell'arte vetraria altarese, poi trasferito a villa Rosa, la palazzina liberty costruita fra il 1905 e il 1906 su progetto di Nicolò Campora. Guardate l'oratorio, poi andate al museo: si capisce quanto tempo ci abbia messo Altare a dare una casa definitiva al mestiere che l'ha resa famosa.
