A pagare la chiesa che si vede oggi in via XXV Aprile fu un vetraio. Nel 1650 il maestro altarese Matteo Buzzone fece erigere e dedicare alla Santissima Annunziata l'edificio attuale, tirato su sulle fondamenta della vecchia parrocchiale: la prima chiesa del paese, costruita verso la metà del XII secolo dai monaci benedettini del monastero di Sant'Eugenio, sull'isola di Bergeggi, che tenevano il feudo di Altare dal X secolo e ai quali la tradizione attribuisce anche l'arrivo dell'arte del vetro dalla Francia.
Cosa vedere
L'intitolazione originaria era proprio a sant'Eugenio, allora patrono di Altare: il cenobio di Bergeggi dipendeva a sua volta dall'abbazia di Lerino, in Provenza, e il nome del santo salì con i monaci fin quassù, nell'entroterra savonese. La chiesa nacque insieme al borgo, di cui fu il primo edificio di culto, e restò agibile fino al 1600.
Poi il paese si costruì una parrocchiale nuova, sempre dedicata a Sant'Eugenio, con il cantiere aperto nel 1620 nel centro storico. La vecchia chiesa perse il rango ma non il sito: mezzo secolo più tardi Buzzone la rifondò da capo sullo stesso sedime, cambiandole titolo e dedicandola all'Annunciazione. È il motivo per cui Altare ha due chiese principali, una che ha ereditato il ruolo di parrocchiale e una che conserva le fondamenta più antiche. L'edificio dipende dalla diocesi di Acqui, alla quale il comune fa capo pur trovandosi in provincia di Savona.
La visita
Altare è un paese di poco meno di duemila abitanti, a undici chilometri da Savona lungo la statale 29 del Colle di Cadibona; l'indirizzo della chiesa è via XXV Aprile e il centro è piccolo abbastanza da non richiedere indicazioni. Trattandosi di un'ex parrocchiale, non ha orari di apertura continuativi: le funzioni ordinarie si tengono in Sant'Eugenio e per entrare conviene puntare su una celebrazione o chiedere in parrocchia. Anche da fuori, però, la vicenda dell'edificio si legge: fabbrica del Seicento su fondazioni medievali, nello stesso punto in cui i benedettini avevano piantato il borgo.
Il consiglio della redazione
Consigliamo di abbinarla al Museo dell'Arte Vetraria, ospitato in Villa Rosa: sono i due capi della stessa storia. I monaci che fondarono la chiesa sono gli stessi ai quali si attribuisce l'arrivo del vetro ad Altare, e chi pagò l'edificio secentesco era un maestro che con quel mestiere si era arricchito. Nell'ordine giusto, prima la chiesa e poi il museo, la vecchia parrocchiale smette di essere una tappa qualsiasi e diventa la firma di un'economia.
