Per secoli quasi tutta la terra di San Gervasio non fu del paese: apparteneva al capitolo della cattedrale di Brescia, e ci restò fino al 1797, quando la Repubblica Cisalpina la incamerò e la vendette. Il comune si era organizzato nel Quattrocento e nel 1427 aveva giurato fedeltà a Venezia; il 1º marzo 1447 fu saccheggiato dagli eserciti viscontei, nel giugno del 1452 occupato brevemente dai milanesi e l'anno dopo liberato dai veneziani. Eppure, nel Cinquecento, a Roma c'era una piccola colonia di mercanti venuti di qui, e se ne conoscono i nomi: Bartolomeo Zanca, Defendente Beltrame, Paolo Loda.
Al Quattrocento risale anche la famiglia Sangervasio, il cui ultimo discendente, Gerolamo, resse il comune di Brescia durante le Dieci giornate. La parrocchiale dei Santi Gervasio e Protasio è del Seicento, ampliata alla fine dell'Ottocento da Giuseppe Pellini: ha un campanile alto quarantasei metri, sei cappelle laterali, una volta a botte tutta affrescata e, in sagrestia, una Natività di Bernardino Campi del 1545; l'organo è un Serassi del 1855, e dietro l'abside c'è un cimitero coperto di fine Seicento. Fuori dal paese, il bosco del Lusignolo è una foresta di pianura piantata di recente, poco più di quaranta ettari, parte del programma delle dieci grandi foreste di pianura e di fondovalle.
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Fuori da San Gervasio Bresciano, ma a portata di gita.